Alberto Sordi, Leopoldo Trieste, Brunella Bovo, Giulietta Masina, Lina Landi, Ernesto Almirante, Fanny Marchiò, Gina Mascetti, Enzo Maggio, Ettore M. Margani.
Durata: 85 min.
Sceneggiatura: Federico Fellini, Tullio Pinelli, Ennio Flaiano
Fotografia: Raffaello Tolfo
Effetti:
Musiche: Nino Rota
Cast:
Alberto Sordi, Leopoldo Trieste, Brunella Bovo, Giulietta Masina, Lina Landi, Ernesto Almirante, Fanny Marchiò, Gina Mascetti, Enzo Maggio, Ettore M. Margani.
Note/Curiosità:
Il restauro: Il negativo, ancora infiammabile, era in pessime condizioni: Verzini - tra i maggiori esperti internazionali del bianco e nero cinematografico - lo ha integrato con fotogrammi ricavati da lavander, da controtipi negativi e da altre copie, una delle quali prestata dallo stesso Sordi. Salvato in extremis, il film è stato ripulito al computer di fruscii e di botti: nella nuova copia mancano 50 fotogrammi, perduti per sempre, che nel negativo erano stati sostituiti da coda nera.
The negative: The negative, still inflammable, was badly damaged: Vincenzo Verzini - an expert in the restoration of black and white film - replaced missing frames from the lavander, negative and other duplicates, including one borrowed from Alberto Sordi. Saved in extremis, the film was cleaned up by computer, although 50 frames, that had been replaced on the negative by a black tail, are missing, lost forever, from the new copy.
C'è stato un tempo - anche se oggi sembra incredibile - in cui proporre Sordi nel cast di un film italiano era molto difficile. Perchè l'attore era considerato impopolare sul grande schermo. È ancor più difficile crederlo rivedendo oggi Lo Sceicco Bianco, il vero esordio di Fellini nella regia.
La prima apparizione di Sordi, su un’altalena ciclopica, è solo l'inizio di una strepitosa interpretazione con la quale riempie in poche sequenze il suo personaggio di quei tratti di gaglioffaggine, viltà e immaginaria onnipotenza che saranno così esemplari del suo inconfondibile italiano fatto di ipocrisia da canaglia, vulnerabilità infantile e velleità smisurata. Fellini se ne serve a piene mani per animare questo reportage ambientato nel mondo del fotoromanzo, veicolo popolarissimo nell'Italia del dopoguerra, in cui già si manifesta con evidenza quel "Clima indefinibile di burlesco e orribile" dello spettacolo - come scrissero i prestigiosi Cahiers du Cinéma -, che ha sempre affascinato l'occhio felliniano: nel circo come nell'avanspettacolo, nel cinema come nella televisione.
Nato da un'idea di Antonioni intitolata L'amorosa menzogna, somiglia molto a quella che sarà la satira di costume della commedia o all'indagine sociologica d'impegno, ingredienti naturali del cinema italiano del dopoguerra; Fellini, già al primo film, porta entrambi in posti inconsueti e fantastici, già li sottopone a una immaginazione furiosa. La folla di caricature (lo zio allampanato, il cameriere napoletano, la poderosa moglie dello sceicco), l'esotismo della macchia mediterranea infestata di beduini, la digressione notturna in cui incontriamo Cabiria (Giulietta Masina, destinata a diventare protagonista di un film successivo), i cambi di marcia e di ritmo, sin da adesso incalzati dalle fanfare melanconiche e frenetiche di Nino Rota, toccano, come se già li conoscessero a memoria, quei vortici allucinatori che solo due cose sanno generare. I film di Fellini. E i sogni.
