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Nazionalità: Italia
Durata: 94 min.
Sceneggiatura: Edoardo Winspeare, Giorgio Cecere
Fotografia: Paolo Carnera
Effetti:
Musiche: Canzoniere di Terra d'Otranto, Zo?, Pino Zimba, Luigi Stifani
Cast: Cosimo Cinieri, Chiara Torelli, Fabio Frascaro, Anna Dimitri, Paolo Massafra, Lamberto Probo

Dopo aver girato nel 1989 il documentario S. Paolo e la tarantola (prodotto in Germania), il regista Edoardo Winspeare torna nella sua terra natale, il Salento, per affrontare nuovamente le tradizioni popolari autoctone legate al fenomeno etnico-religioso del tarantismo. Nel caso di un cineasta come Winspeare (per cui il lavoro cinematografico è calato perfettamente nella più ampia passione per la musica, i costumi e la cultura popolare salentina) il problema di come affrontare non più la realizzazione di un documentario sul tarantismo, ma un lungometraggio a soggetto da ambientare nel mondo contadino e “tarantato??? del Salento, pone molteplici interrogativi.
Che senso può avere nel 1996 realizzare un film su un rituale culturale e religioso ormai scomparso e non farne un’opera nostalgica, in epoca di crescente neotarantismo? Come conservare la massima oggettività pur essendo coinvolti nella più soggettiva delle passioni? “Ho deciso di ambientare Pizzicata nel 1943 perchè, a mio avviso, quell’anno era l’inizio della fine di una cultura, quella contadina non ancora contaminata, o meglio: era stata nei secoli contaminata dai Greci, dai Turchi, dagli Spagnoli, ma era un altro tipo di contaminazione. Fino agli anni Quaranta era tutto più chiaro, anche negli aspetti negativi: la condizione della donna era più difficile, c’erano i poveri, i ricchi, il podestà, quindi volevo anche caratterizzare i personaggi in maniera netta […].
Comunque volevo dare un’idea di grande dignità della povertà contadina nonostante tutto; dignità e dolcezza, ciò che secondo me è ancora presente nel carattere dei salentini???. Queste parole dello stesso Winspeare sintetizzano in modo chiaro la risposta da dare ai due quesiti posti in precedenza. L’operazione che il regista talentino intende compiere in Pizzicata non è quella della realizzazione di un film storico sul tarantismo, legato al suo fenomeno più simbolico, cioè all’esorcismo musicale-coreutico-cromatico a cui si sottoponevano i tarantati. Se avesse seguito questa strada non avrebbe fatto altro che rielaborare del materiale già ampiamente approfondito in S. Paolo e la tarantola, incappando inevitabilmente nei limiti di un’operazione cinematografica puramente “documentaria???. Il percorso intrapreso da Winspeare in Pizzicata è opposto rispetto a alla gran parte delle precedenti analisi sul tarantismo, che erano partite dalla registrazione di avvenimenti reali fortemente simbolici (l’esorcismo musicale-coreutico-cromatico) per ricostruire, caso per caso, le motivazioni psicologiche e storico-sociali che avevano spinto tanti individui a considerarsi “morsi??? dalla taranta. Proprio perch? non si tratta più di un’analisi documentaria, ma di un materiale drammaturgico nuovo, un vero e proprio film di fiction, Pizzicata viene strutturato con un procedimento inverso rispetto a quello seguito fino ad allora: è il racconto di una storia d’amore negata tra la giovane contadina Cosima e Toni, soldato scampato miracolosamente alla morte, sullo sfondo di un Salento “arcaico???, nell’estate del 1943; il tragico epilogo di questa passione repressa porta Cosima ad essere morsicata dalla taranta, il mitico animale che costringe le sue vittime a ballare, per potersi liberare del suo veleno. Ma se il film è dunque strutturato sul modello “causa-effetto??? (il che, come già detto, costituisce un’eccezione) e non viceversa, le due parti che dovrebbero scaturirne in realtà non sono affatto simmetriche come durata. Infatti la narrazione del “primo morso??? simbolico e dell’esorcismo occupano solo l’esigua parte finale del film, mentre sono i tragici avvenimenti che travolgono l’esistenza di Cosima a costituirne l’impianto narrativo. A questo punto, date le premesse, si potrebbe frettolosamente concludere che Pizzicata è semplicemente un “film d’amore???. Ma evidentemente non è così.

A cura di:
Marco Luceri

Titolo: Pizzicata
Titolo originale: Pizzicata
Anno: 1996
Regia di: Edoardo Winspeare/td>
Nazionalità: Italia
Durata: 94 min.

Sceneggiatura: Edoardo Winspeare, Giorgio Cecere
Fotografia: Paolo Carnera
Effetti: F
Musiche: Canzoniere di Terra d?Otranto, Zo?, Pino Zimba, Luigi Stifani,
Contatti:
Cast:
Cosimo Cinieri, Chiara Torelli, Fabio Frascaro, Anna Dimitri, Paolo Massafra, Lamberto Probo

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Note/Curiosità:
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Dopo aver girato nel 1989 il documentario S. Paolo e la tarantola (prodotto in Germania), il regista Edoardo Winspeare torna nella sua terra natale, il Salento, per affrontare nuovamente le tradizioni popolari autoctone legate al fenomeno etnico-religioso del tarantismo. Nel caso di un cineasta come Winspeare (per cui il lavoro cinematografico è calato perfettamente nella più ampia passione per la musica, i costumi e la cultura popolare salentina) il problema di come affrontare non più la realizzazione di un documentario sul tarantismo, ma un lungometraggio a soggetto da ambientare nel mondo contadino e “tarantato??? del Salento, pone molteplici interrogativi.
Che senso può avere nel 1996 realizzare un film su un rituale culturale e religioso ormai scomparso e non farne un’opera nostalgica, in epoca di crescente neotarantismo? Come conservare la massima oggettività pur essendo coinvolti nella più soggettiva delle passioni? “Ho deciso di ambientare Pizzicata nel 1943 perch?, a mio avviso, quell’anno era l’inizio della fine di una cultura, quella contadina non ancora contaminata, o meglio: era stata nei secoli contaminata dai Greci, dai Turchi, dagli Spagnoli, ma era un altro tipo di contaminazione. Fino agli anni Quaranta era tutto più chiaro, anche negli aspetti negativi: la condizione della donna era più difficile, c’erano i poveri, i ricchi, il podestà, quindi volevo anche caratterizzare i personaggi in maniera netta […].
Comunque volevo dare un’idea di grande dignità della povertà contadina nonostante tutto; dignità e dolcezza, ciò che secondo me è ancora presente nel carattere dei salentini???. Queste parole dello stesso Winspeare sintetizzano in modo chiaro la risposta da dare ai due quesiti posti in precedenza. L’operazione che il regista talentino intende compiere in Pizzicata non è quella della realizzazione di un film storico sul tarantismo, legato al suo fenomeno più simbolico, cioè all’esorcismo musicale-coreutico-cromatico a cui si sottoponevano i tarantati. Se avesse seguito questa strada non avrebbe fatto altro che rielaborare del materiale già ampiamente approfondito in S. Paolo e la tarantola, incappando inevitabilmente nei limiti di un’operazione cinematografica puramente “documentaria???. Il percorso intrapreso da Winspeare in Pizzicata è opposto rispetto a alla gran parte delle precedenti analisi sul tarantismo, che erano partite dalla registrazione di avvenimenti reali fortemente simbolici (l’esorcismo musicale-coreutico-cromatico) per ricostruire, caso per caso, le motivazioni psicologiche e storico-sociali che avevano spinto tanti individui a considerarsi “morsi??? dalla taranta. Proprio perch? non si tratta più di un’analisi documentaria, ma di un materiale drammaturgico nuovo, un vero e proprio film di fiction, Pizzicata viene strutturato con un procedimento inverso rispetto a quello seguito fino ad allora: è il racconto di una storia d’amore negata tra la giovane contadina Cosima e Toni, soldato scampato miracolosamente alla morte, sullo sfondo di un Salento “arcaico???, nell’estate del 1943; il tragico epilogo di questa passione repressa porta Cosima ad essere morsicata dalla taranta, il mitico animale che costringe le sue vittime a ballare, per potersi liberare del suo veleno. Ma se il film è dunque strutturato sul modello “causa-effetto??? (il che, come già detto, costituisce un’eccezione) e non viceversa, le due parti che dovrebbero scaturirne in realtà non sono affatto simmetriche come durata. Infatti la narrazione del “primo morso??? simbolico e dell’esorcismo occupano solo l’esigua parte finale del film, mentre sono i tragici avvenimenti che travolgono l’esistenza di Cosima a costituirne l’impianto narrativo. A questo punto, date le premesse, si potrebbe frettolosamente concludere che Pizzicata è semplicemente un “film d’amore???. Ma evidentemente non è così.

A cura di:
Marco Luceri