Nazionalità:Germania
Durata: 103 min.
Sceneggiatura: Wolfgang Kohlhaase
Fotografia: Andreas Hofer
Effetti:
Musiche:
Cast:
Bibiana Beglau, Richard Kropf, Martin Wuttke, Nadja Uhl
Note/Curiosità:
Orso d'Argento per la migliore interpretazione femminile all'International Film Festival di Berlino 2000
Gli Anni di piombo, tema centrale dell'omonimo film, tornano in scena dopo vent'anni nell'ultimo lavoro di Schloendorff, che, in bilico fra realtà e leggenda, racconta la storia di una terrorista tedesca, innamorata dei suoi ideali. "E' un mèlange di vite di tre o quattro terroriste" ha affermato il regista fra cui anche l'incorreggibile Inge Viet, (la tedesca, classe 44, che proclama che la società capitalista uccide l'uomo) che si è riconosciuta nella Susanne della Germania orientale, ma non nella prima parte del film, dove i terroristi le sono parsi privi di una linea chiara . Si tratta in realtà di un percorso storico che affronta i rapporti tra terroristi e servizi segreti prima della caduta del muro di Berlino attraverso la vita, o meglio le vite, di questa giovane donna (B. Beglau, Orso d' argento a Berlino). Da Rita diventa Susanne e poi Sabine, ogni volta con una storia diversa, deve studiarsi la parte, come un'attrice ed essere in grado di recitarla anche alle persone che ama, costretta a dover sempre interrompere i rapporti che intreccia. Una vita non vissuta in nome di grandi ideali, una forza sicuramente straordinaria nell'animo di questa rivoluzionaria che dopo la caduta del muro si stupisce che le sue colleghe operaie non abbiano capito quello che sta succedendo, -Gli operai in carne e ossa- spiega Schloendorff- non sono gli operai mitizzati dei suoi sogni. Il tutto però è deciso di volta in volta con il suo regista, l'ufficiale della Stasi, servizi segreti della Germania dell'est, che appoggia il suo movimento, (la Rote Armee Fraktion, le cosiddette brigate rosse tedesche, scioltesi ufficialmente nel '98) a patto di essere informato di ogni loro spostamento. Pian piano la libertà del gruppo terrorista svanisce nelle sue mani, e sarà lui a dover decidere anche della loro vita privata. "L'idea del film è nata leggendo un articolo che parlava di 11 terroristi dell'Ovest scovati a Est dopo la caduta del muro; mi sono chiesto come fosse possibile che gente così anarchica potesse sopportare una vita così irreggimentata e, d'altro canto, come uno Stato cripto-stalinista avesse potuto collaborare con i terroristi". Nel film sembra che le due realtà, rappresentate dalla donna e dall'ufficiale, fra i quali nasce un rapporto intensissimo, possano convivere perfettamente, con una Rita che esalta i diritti garantiti dalla RDT e i servizi segreti sempre pronti ad offrire una nuova copertura. Si scoprirà per che all'insaputa dello stesso ufficiale, i suoi superiori avevano da sempre informato le autorità occidentali degli spostamenti dei terroristi, alla fine quindi questi giovani che sacrificano la vita per i loro ideali risultano schiacciati da un ingranaggio più grande di loro, che non sono nemmeno in grado di intuire. Riguardo all'interesse di Schloenorff verso questo tema è emblematica la sua presenza, nel 1977, ai funerali di Gudrun Ensslin, una dei quattro terroristi del gruppo Baader-Meinhof. In tale occasione si era presentato insieme a Margarethe von Trotta, per dieci anni sua moglie, che a quel caso avrebbe dedicato il suo "Gli anni di piombo". Il comune interesse verso gli anni settanta tedeschi portò i due coniugi registi a realizzare insieme "Il caso Katharina Blum" , una forte denuncia contro la demagogia della stampa tedesca negli anni di piombo. E proprio in quel periodo Schloendorff avrebbe raggiunto il suo più grande riconoscimento con "Il tamburo di latta" (1979), Palma doro ex-aequo con Apocalypse Now e premio Oscar come miglior film straniero.
a cura di:
Gherardo Vitali Rosati
