Titolo: Intervento divino
Titolo originale: Yadon Ilaheyya
Anno: 2001
Regia di: Elia Suleiman/td>
Nazionalità: Francia-Germania-Marocco
Durata: 93 min.
Sceneggiatura: Elia Suleiman
Fotografia: Marc-Andr? Batigne
Effetti: F
Musiche: Natasha Atlas
Contatti:
Cast:
Nayef Fahoum Daher, Elia Suleiman, Manal Khader, Jamel Daher
Indirizzo sito ufficiale :
http://pyramidefilms.fr/intervention-divine/accueil.html
Note/Curiosità:
Disponibile anche in
Benvenuti a Nazareth, Terra Santa. Duemila e due anni dopo la nascita, a natale, Cristo è sostituito da un uomo travestito da Santa Claus, che viene inseguito e pugnalato da un gruppo di ragazzini inferociti. Betlemme, Gerico e Nazareth: oltre che nomi mitici, sono villaggi reali con una popolazione, gli arabi palestinesi, stranieri in territorio israeliano.
Intervento divino è un collage di sketches comici alla Jacques Tati, incentrati sulla tensione del vivere quotidiano tra Palestinesi e Israeliani. Il regista, e anche protagonista (come Tati, ma col paragone, un po’abusato dalla critica, ci fermiamo qui) con l’acronimo di E.S., si chiama Elia Suleiman, ed è un palestinese nato a Nazareth nel 1960, 12 anni dopo la nakba, il “disastro???, come il mondo arabo chiama la creazione dello stato d’Israele.
Suleiman mostra la quotidianità dei territori, le cui immagini ci assillano quotidianamente eppure, banale ma vero, non riescono mai a scavare oltre il facile sensazionalismo televisivo degli attentati kamikaze o dei raid dell’esercito israeliano sulla popolazione civile. Il film mostra invece le dispute meschine tra vicini arabi per questioni domestiche, mujihaddin ridicoli e soldati israeliani incapaci o inadeguati per il loro lavoro. Si alternano atteggiamenti inspiegabili, rancore, violenza, addirittura disinteresse per la guerra, tanto vi si è immersi continuamente. E l’occhio del regista è critico anche con i palestinesi e la sua città natale, un ghetto in cui la povertà ha sbriciolato, invece di cementarli, i valori di solidarietà.
La poesia palestinese si è spesso astratta dalla realtà, rifugiandosi in composizioni sognate, irreali, per sfuggire al trauma di un’occupazione di cui non si riesce a parlare e di cui non si vede la fine.
Ed è quello che, in fondo, fa anche Suleiman, che pure privilegia toni surreali. Perch? forse, nella tragedia, non c’è nulla di più surreale di un popolo che per andare a scuola o in ospedale la mattina (e poi ancora per tornare a casa la sera) deve sottoporsi ad ore di attesa presso un check point presidiato dall’esercito. Fa ridere, ma deve essere plausibile, il turista che se ne arriva, incurante della guerra civile, a chiedere al soldato le indicazioni per l’attrazione turistica del luogo.
La trama, va detto, non ha niente di consequenziale, eppure si avverte un certo senso nella sequenza delle gags, come se quel caos fosse l’unico ordine realisticamente attendibile.
Premio della giuria al Festival di Cannes 2002, Intervento divino è un film interessante anche perch? è la prima opera palestinese ad avere una tale risonanza internazionale, grazie alla produzione franco-tedesca.
Non senza sbavature, è però un’opera sorprendente: ci si aspetterebbe rassegnazione e senso di morte e invece ci si trova davanti ad un implausibile ninja armato e a siparietti comici.
A cura di:
Federico Ferrone
