Titolo: Tesis
Nazionalità: Spagna
Durata: 125 min.
Sceneggiatura:Alejandro Amenabar, Mateo Gil
Fotografia: Hans Burman
Effetti: F
Musiche: Alejandro Amenabar, Mariano Marin
Cast:
Ana Torrent, Fele Martinez, Eduardo Noriega
Note/Curiosità:
www.luckyred.it/tesis
Scheda critica:
SINOSSI: Da cosa dipende il fascino della violenza e della morte? Ed è moralmente lecita l'esibizione della violenza? In ogni caso fino a che punto è lecito mostrarla? Ecco largomento della tesi di laurea di Angela, studentessa di cinema di Madrid. Insieme al suo collega Chema, che è decisamente attratto dai film violenti, entrano in possesso di uno snuff movie in cui la protagonista è torturata fino alla morte. Scopriranno che la ragazza era una loro compagna di studi...
Alejandro Amenabar, classe 1973, esordisce con il lungometraggio Tesis nel 1996. Ha ventitre anni e frequenta la facoltà di Ciencias de la Informacion nella capitale spagnola, Madrid.
Amenabar sceglie di ambientare il suo lavoro d'esordio proprio in quell'Università che non l'ha mai amato troppo e che abbandonerà qualche anno più tardi probabilmente anche per le sempre più stellari prospettive lavorative. Sembra fra l'altro che l'ambiguo professor Castro del film Tesis si chiami proprio come il docente che bocciò Amenabar all'esame di sceneggiatura. Beh, qualche rivincita il giovane regista spagnolo di origine cilena se la sta prendendo. Ultima delle quali è la vendita dei diritti della sceneggiatura di "Apri gli occhi" (suo secondo film) a Tom Cruise che, con Vanilla Sky, sta praticamente sbancando i botteghini di tutto il mondo. E prima di ciò il successo di pubblico e critica per il suo ultimo film "The Others" presentato all'ultimo Festival di Venezia.
Amenabar dirige la Kidman, vende i diritti dei suoi scritti a Tom Cruise, stabilisce la troupe che vuole a Hollywood. The Others infatti una produzione hollywoodiana in cui hanno lavorato praticamente solo spagnoli. E' certamente un motivo d'orgoglio per la cinematografia spagnola che, tranne il caso isolato di Pedro Almodovar, non si è distinta nel mare magnum della produzione americana di questi ultimi anni.
Ma torniamo a Tesis. Distribuito abbastanza recentemente in Italia dalla Lucky Red, il primo film di Amenabar si segnala per aver preceduto di qualche anno l'apprezzabile "8mm-Omicidio a luci rosse" di Joel Schumacher, anch'esso trattante del fenomeno snuff-movies, e soprattutto la serie "Scream" che, come il lavoro desordio di Amenabar, si era proposta di inserire l'horror in un contesto universitario.
Il regista spagnolo, a differenza di Wes Craven, decide di declinare le due componenti terrore e Università attraverso un'accurata scelta degli ambienti scenografici, sempre utilizzati come possibili trappole o gabbie da cui la protagonista potrebbe non più uscire. Che si tratti dei sotterranei della facoltà, dell'archivio video, della casa di Chema o della propria stanza, Amenabar riesce a condurci in atmosfere claustrofobiche testimoniando un'ottima metabolizzazione degli archetipi classici del thriller e una grande padronanza stilistica e narrativa.
Anche la musiche composte dallo stesso Amenabar contribuiscono al vacillare dello spettatore tra situazioni sospese fra realtà, sogno e irrealtà inducendoci a riflettere non tanto sulla violenza in sè quanto su quei meccanismi che scatenano il fascino della paura.
Appare inoltre interessante collocare Tesis all'interno di quella cerchia di film (da "Natural Born Killers" di O. Stone a "Serie 7- the Contenders") che, come la tesi di Angela, indagano la rappresentazione della violenza nell'audiovisivo contemporaneo. Amenabar riflette amaramente sulla condizione dello spettatore odierno e smaschera quell'ipocrisia sociale che impone rigide regole individuali ma, allo stesso tempo, stimola perversioni collettive, spettacolarizzando la vera violenza dietro l'alibi della cronaca e sotto i comandamenti della cinica legge dell'audience.
a cura di:
Alessandro Molatore
