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Momo alla conquista del tempo


Titolo: Momo alla conquista del tempo
Nazionalità: Italia-Gran Bretagna
Durata:80 min
Sceneggiatura: Enzo D'alò, Umberto Marino - dal libro "Momo" di Michael Ende
Fotografia: Michel Fuzellier
Effetti: F
Musiche: Gianna Nannini
Cast:

Note/Curiosità:


Scheda critica:
Una bambina, infagottata in un cappotto troppo grande, appare in paese. Nessuno sa da dove viene e nessuno, ancora, sa che salverà il mondo. Fa amicizia con i bambini del posto e con un vecchio spazzino che conosce tutti. Saranno loro a costruirle una casa tra le rovine di un vecchio anfiteatro. Ma un giorno si imbatte negli uomini grigi, esseri tutti uguali, vestiti di nero, con la bombetta e accaniti fumatori di sigaro. E dalla carnagione irrimediabilmente grigia. Si nutrono del tempo sottratto agli uomini con linganno, attraverso i loro sigari e pur di sopravvivere sono disposti a qualunque cosa. Lunico ostacolo sulla loro strada appunto Momo, la bambina senza passato che aiutata da una tartaruga magica e soprattutto guidata e istruita da Mastro Hora, il guardiano del tempo, cercherà di fermarli, così da ritrovare i suoi amici a cui sono stati sottratti il tempo e la gioia del gioco e restituire al contempo agli uomini la tranquillità del vivere.
Il perno centrale della pellicola, come anche del libro da cui tratta la storia, limpiego del nostro tempo, minacciato dal consumismo e dai ritmi di vita frenetici imposti dalla società in cui viviamo. Temi impegnativi e allapparenza difficili da restituire con completezza in una favola come vuole essere Momo. Ma il risultato finale è pienamente soddisfacente, probabilmente per qualche adulto anche un po inquietante... sempre che abbia avuto il tempo di gustarsi il film.
D Alò porta sullo schermo, con straordinario impatto emotivo, sotto forma di fiaba, unavvincente metafora del mondo di oggi tra lalienazione dal lavoro, lomologazione e la difficoltà dei rapporti interpersonali. Lo fa scegliendo (non solo per motivi di budget) la semplicità del disegno a mano, limpatto dei colori, un ritmo non frenetico e sempre adeguato al racconto. Con laccompagnamento delle musiche di Gianna Nannini.
Incantano i colori vividi e la morbidezza del segno nella prima parte e in genere nel raccontare il mondo dei bambini, in contrasto con lambiente dei signori grigi, astratto, geometrico in cui prevalgono il grigio e il nero e dove tutti i personaggi sono uguali, tutti animati da brame di dominio, cattiveria e...spirito di sopravvivenza. Anche i cieli cambiano tonalità e colore a seconda dei sentimenti che la storia suscita e riflettono la loro luce sugli ambienti a sottolineare luso del colore a rappresentare le emozioni. Importante anche il ritmo dato alla storia che procede per rallentamenti e improvvise accelerazioni che rendono ottimamente latmosfera placida e serena di una realtà in contrasto con quella frenetica dei signori grigi secondo quanto voluto dal regista che mira a mantenere desta lattenzione senza spegnere lintelletto, facendo in modo che lo spettatore si emozioni nei momenti drammatici e poi abbia il tempo di rilassarsi, per poi, in un momento successivo, far risalire la tensione. Sono anche evidenti i riferimenti e gli omaggi alle architetture di Escher, agli uomini di Magritte e alla raffigurazione del tempo di Dalì, funzionali a raccontare lincalzare del tempo senza le parole ma con la forza della musica e delle immagini.
Completano con bravura il mosaico animato le voci dei doppiatori, da Giancarlo Giannini a Diego Abatantuono, da Sergio Rubini, Neri Marcorè fino a Erica Necci, bravissima bambina che dà la sua voce a Momo. E soprattutto le musiche poetiche e piene denergia di Gianna Nannini che accompagnano e sottolineano i momenti topici del film.
Un piccolo capolavoro animato, una fiaba per tutti, che ci restituisce il valore del nostro tempo libero, il piacere di dedicarci agli altri con serenità attraverso la storia di un mondo in cui tutti fanno le stesse cose. Ma quando tutti i bambini hanno lo stesso giocattolo, vuol dire che abbiamo perso in termini di fantasia. Che ad Enzo D Alò, per nostra fortuna, non manca.