Titolo: Segreti di stato
Titolo originale: Segreti di stato
Anno: 2003
Regia di: Paolo Benvenuti
Nazionalità: Italia
Durata: 85 min.
Sceneggiatura: Paola Baroni, Paolo Benvenuti, Mario J. Cereghino
Fotografia: Giovanni Battista Marras
Effetti: Cesar Meneghetti
Musiche: Fabio Melorio, Roberto Bartoli
Contatti:
Cast:
Antonio Catania, David Coco, Aldo Puglisi, Sergio Graziani, Francesco Guzzo
Indirizzo sito ufficiale :
Note/Curiosità:
Disponibile anche in
Paolo Benvenuti, già ospite dello Stensen la scorsa stagione, è una delle figure più originali del cinema europeo. Ex-pittore, rigorosissimo nel ricorso alle fonti e nella messa in scena, autore di 4 film storici, ambientati sempre in epoche piuttosto remote: l'età dell'Inquisizione messa a nudo nel recente Gostanza da Libbiano, il banditismo maremmano di fine '800 in Tiburzi e addirittura i giorni della predicazione di Cristo ne Il bacio di Giuda. Allievo di Rossellini, ma ancor più debitore stilisticamente nei confronti del cinema di Dreyer, Benvenuti inquadra in Segreti di stato un episodio di memoria storica relativamente recente che rappresenta per di più una ferita aperta della nostra storia. Il film ricostruisce infatti il processo di Viterbo del'51 alla banda di Salvatore Giuliano e l'indagine dell'avvocato Crisafulli per ricostruire la verità dei fatti di quel 1 Maggio '47, giorno della strage. Alla base dell'opera c'è una documentazione di sei anni e una sceneggiatura minuziosa che l'autore ha curato con la moglie Paola Baroni. Le domande restano le stesse "Chi sparò alla folla?", "Chi c'era a Portella oltre agli uomini di Giuliano?", ma soprattutto "Cosa si cela dietro a quel massacro?". Per la prima volta al regista pisano è stata garantita una distribuzione efficace, e ciò grazie al piccolo miracolo cinematografico della Fandango di Procacci, che ha deciso di sostenere un'opera all'apparenza di difficilissima fruizione. Un film chiaramente sui generis nel nostro panorama, a partire dal genere in cui si potrebbe collocare: il legal-thriller, per quanto lontano anni luce dall'impostazione che questo filone ha avuto negli States, quello di Grisham e dei suoi emuli. Centro dell'azione appunto l'indagine dell'avvocato Crisafulli (Antonio Catania) che tra carceri, archivi e ricognizioni sul luogo del delitto, ricostruirà la trama politica che portò all'eccidio, poi attribuito a Giuliano e i suoi compagni. L'azione è lineare, chiara, al limite del didascalico. Benvenuti ha fatto un film che doveva ricordare o addirittura spiegare agli italiani cosa fu Portella della Ginestra e lo ha fatto con chiarezza estrema, pur motivando le scelte storiche. Esasperando la linearità della ricostruzione dei fatti, egli sceglie però di non venire a patti con il suo stile, organizzando un numero limitato di location su cui però lavora con precisione e cura da pittore. L'impianto resta vagamente teatrale, come in Gostanza da Libbiano dove addirittura la macchina da presa non metteva piede fuori dalla chiesa in cui si svolgeva il processo, ma ciò che l'opera soffre in staticità guadagna ampiamente in cura dell'immagine, retaggio evidentemente del background pittorico del regista. Letteralmente preso d'assalto dal pubblico della Mostra di Venezia, Segreti di stato aveva costretto gli organizzatori a programmare proiezioni supplementari per chi era rimasto fuori. Di tutto il polverone sterile che ha sollevato a distanza soltanto di pochi mesi non rimane nulla: meglio cosi. Di certo al film non si puo imputare di non aver tentato un'analisi coraggiosa dei fatti e di essersi nasconsto dietro pseudonimi o allusioni: Benvenuti ha detto tutto quello che aveva da dire, facendo nomi e cognomi che arrivano fino ad Andreotti e Papa Pacelli.
