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Lettere al vento


Titolo: Lettere al vento
Titolo originale: Lettere al vento
Anno: 2002
Regia di: Edmond Budina
Nazionalità: Italia
Durata: 84 min.

Sceneggiatura: Edmond Budina
Fotografia: Tommaso Borgstrom
Effetti: Fiorella Giovannelli
Musiche: Fatos Qerimi
Contatti:
Cast:
Edmond Budina, Yllka Mujo, Bujar Asqueriu

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:Premi: Presenatato al Taormina Bnl Film Festival 2003 nella sezione Cinema dal Mondo
Disponibile anche in
Si sarebbe dovuto gridare allo scandalo anni fa, quando tutto iniziò: la caduta del muro, la disgregazione, le guerre, la distruzione di un sistema economico, l'invasione ed il proliferare della mala, la fuga di migliaia di persone verso speranze di salvezza... Persone caratterizzate dalla tragedia e dalla speranza, dalla fame e dal sogno, prive di passato, quasi che fossero nate assieme alla guerra, scaturite magari da una bomba, o da qualche anfratto, migranti, catalizzatori della nostra pietà, ma non della nostra curiosità: non ci siamo chiesti quale vita, quali rapporti, quali carriere ha distrutto la fine del secolo scorso. E' così che tra i tanti è giunto in Italia Edmund Budina. Nell'Albania ancora comunista era un "uomo di cultura", attore e regista teatrale affermato, vice direttore dell'Accademia di Arte Drammatica di Tirana, poi partigiano, assieme ai suoi studenti, per la conquista del pluralismo: "Gli attori, gli artisti hanno una sensibilità diversa verso le cose, sentono di più la repressione di un regime. Essendo personaggi conosciuti hanno un legame misterioso con il pubblico. La gente si riconosce negli uomini di spettacolo e gli studenti mi hanno chiamato a rappresentarli soltanto per il fatto che ero conosciuto. A me il regime non mi poteva far sparire. Invece se spariva un ingegnere nessuno se ne sarebbe neanche accorto". La situazione poi si fatta difficile, e nel '91 ha colto, grazie alle origini italiane della moglie, l'occasione di rimpatrio offerta dal nostro governo. Gli era stato promesso, dato il ruolo ricoperto in patria, un impiego nel campo culturale, ma dal 1993 l'unica sua fonte di sopravvivenza è un impiego come operaio in una fabbrica di turbine a Bassano del Grappa. "All'inizio non avevo neanche i soldi per andare a teatro" racconta "Quando sono riuscito a vedere Morte di un commesso viaggiatore sono scoppiato a piangere". Lentamente Budina ha ripreso contatto col mondo dello spettacolo, comparendo in vari programmi d'informazione, dirigendo documentari e recitando nella soap "Un posto al sole", infine ottenendo i fondi statali per la realizzazione di un film. "Lettere al Vento", realizzato negli otto mesi di aspettativa concessigli dalla fabbrica, nasce come "film povero" nel budget quanto nello stile. Le immagini e la recitazione rivelano inesperienza, a volte ingenuità, ma le idee e la scrittura compensano, con la loro forza comunicativa, la nostra assuefazione all'estetica hollywoodiana. La dignità, la coerenza, la caparbietà mai eroica nè retorica di Niko, professore senza lavoro sulle tracce del figlio, emigrato illegalmente in Italia, danno a tutta l'opera un respiro umano e realistico, che si alterna con le zingaresche ed oniriche feste dell'amico, arricchitosi grazie alle disperate fughe attraverso l'Adriatico, il caos del matrimonio al quale quest'ultimo "condanna" la figlia, i retaggi delle vecchie credenze, rimasti in furtive letture dei fondi di caffè e nel peso dei sogni premonitori. Altro discorso vale per l'astrazione della disperazione della madre, i cui pochi affetti sono sparsi, in forma di oggetti, tra la sabbia ed una scala arrugginita e senza esito: simbolismo, stilizzazione, ripetizione ed un forte carisma iconografico ne fanno il momento più raffinato e "cinematografico" del film. Il respiro e lo stimolo che Budina potrebbe portare al nostro cinema inaridito e ripiegato su se stesso potrebbero essere preziosi, ci auguriamo di poter tornare al più presto a vederlo al lavoro sul palco e dietro la cinepresa.
a cura di:
Valeria Cicerone