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Koyaanisqatsi


Titolo: Koyaanisqatsi
Titolo originale: Koyaanisqatsi
Anno: 1983
Regia di: Godfrey Reggio
Nazionalità: U.S.A.
Durata: 87 min.

Sceneggiatura: Godfrey Reggio
Fotografia: Ron Fricke
Effetti: FRon Fricke, Anne Miller, Alton Walpole
Musiche: Philip Glass
Contatti:
Cast:

Indirizzo sito ufficiale :
http://www.naqoy.com

Note/Curiosità:Ron Fricke, direttore della fotografia, nel 1992 ha diretto "Baraka", un film-documentario girato in 24 paesi del mondo. Mai arrivato in italia, è reperibile solo in versione di importazione.
Disponibile anche in
Immagini delle sterminate e intatte riserve naturali nord-americane attraversano lo schermo, rallentate o accelerate. Senza alcun dialogo, accompagnate solamente da musiche, scorrono in sequenza la Monument Valley, le montagne innevate, le praterie vergini. Ne emana un senso di maestosità, armonia, ma anche un subdolo senso di incontrollabilità.
Col passare dei minuti, la macchina da presa coglie segni di manipolazione. Lo schermo riflette la città, le sue macchine. Sempre ordinata, addirittura armoniosa, la frenesia dei centri abitati e delle industrie anch'essa capace di suscitare bellezza. Eppure, sebbene la musica sia rimasta la stessa, la tecnologia ha soffocato la natura dell'inizio. L'uomo, infine, solo un puntino immobile in mezzo a un crocevia di auto sfreccianti.
Non potendo parlare di trama, questa è l'immagine che può riassumere Koyaanisqatsi, creazione non catalogabile, che deriva il suo nome da una parola dei pellerossa americani Hopi, dal significato eloquente: "vita senza equilibrio". Uscito nel 1982, dopo sette anni di lavoro tra ideazione, raccolta fondi e realizzazione, è un'opera di sperimentazione assoluta, una riflessione universale, per quanto nascosta sotto le pieghe di una raffinata ricerca estetica, sull'impatto che la tecnologia sta avendo sulla nostra società.
Koyaanisqatsi rifiuta il linguaggio cinematografico classico. Evita dunque i dialoghi e la fiction, ma non nemmeno un documentario, come dimostra la manipolazione continua delle immagini e l'assenza di ogni tipo di spiegazione didascalica.
La mente del progetto, Godfrey Reggio, per sua stessa ammissione, non ha alcuna delle conoscenze che normalmente si richiedono a un regista cinematografico, ma solo appunto la volontà di creare una nuova e più completa forma di comunicazione. Ha vissuto dai 14 ai 28 anni in una comunità ascetica cristiana, lavorando poi come insegnante ed organizzando gruppi di recupero di ragazzi violenti nel New Mexico. Ma a Reggio si affiancano due figure fondamentali: il direttore della fotografia Ron Fricke e il musicista Philip Glass che risulta, di fatto, il vero e proprio co-autore dell'opera.
Le riprese che Reggio effettuava per l'occasione venivano sottoposte via via a Glass, il quale,visionandole, componeva in diretta i temi musicali. Temi che, una volta creati, imponevano al regista di mutare la selezione delle immagini da montare.
"Suite di luci e suoni", "sinfonia ecologico- cinematografica", sono alcune delle definizioni che sono state date a questo lavoro, nel quale è difficile dire se sia la musica al servizio delle immagini o viceversa. Probabilmente sono vere entrambe le cose, come dimostra il fatto che Koyaanisqatsi sia stato portato addirittura in tourneè da Glass stesso che, utilizzandone le immagini come sfondo, improvvisava e rielaborava le proprie musiche con un'orchestra.
Lo spettatore, ad ogni modo, osserva dall'alto, in prospettiva quasi divina, il mondo in cui pure si trova a vivere. Ed è la percezione stessa che egli ha della natura che ne modifica l'essenza.
Reggio e Glass hanno poi proseguito il progetto "Qatsi" con altri due lavori: "Powaaqasti", del 1988 e il recente "Naqoyqatsi", presentato alla mostra di Venezia 2001. Si tratta di opere che chiudono coerentemente una trilogia, con immagini sempre più fuori dal linguaggio comune, ma che mancano inevitabilmente dell'impatto e del fascino del loro capostipite.
A cura di:
Federico Ferrone