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La freccia azzurra


Titolo: La freccia azzurra
Titolo originale: La freccia azzurra
Anno: 1996
Regia di: Enzo d Alò
Nazionalità: Italia
Durata: 92 min.

Sceneggiatura: Enzo d Alò, Umberto Marino
Fotografia:
Effetti: F
Musiche: Paolo Conte
Contatti:
Cast:

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Disponibile anche in
E' la notte dell'Epifania e la Befana costretta a letto da una strana influenza: il perfido assistente Scarrafoni l'ha ingannata per prendere il suo posto ed arricchirsi vendendo i regali ai bambini ricchi e lasciando senza nulla quelli poveri. I giocattoli decidono così di fuggire e di cercare da sè dei bambini che possano amarli a lungo, anzichè dimenticarli in un angolo dopo poco. Comincia cos l'avventuroso viaggio del trenino "Freccia Azzurra" e dei suoi curiosi passeggeri. Quando Gianni Rodari, nel 1954, scrisse "La Freccia Azzurra", il suo intento fu quello di costruire una fiaba contemporanea, adatta al clima di tensione imposto dalla guerra fredda ed alle condizioni di un paese ancora impoverito dalla seconda guerra mondiale. La Befana divenne una vecchina qualunque, nel suo barcamenarsi tra la voglia di far felici i bambini e la necessità di fare i conti con il costo dei giocattoli. Questi, invece, rispecchiavano la necessità di un messaggio pacifista ed antimilitarista, attraverso la ridicolizzazione del Generale e dei suoi cannoni ed il rapporto pacifico tra indiani e cowboy. Già negli anni Sessanta, Rodari riscrisse la storia, per adattarla al nuovo clima di crescita economica e di stabilità politica. Allo stesso modo Enzo d'Al ed Umberto Marino hanno riletto la fiaba originale in maniera creativa, eliminando le parti superflue ed aggiungendo personaggi che completassero l'aspetto sociologico del racconto. Uno di questi Scarrafoni, liberamente interpretato da Dario Fo, che inganna sia la Befana che i genitori per arricchirsi; egli ci mette in guardia dal consumismo e dall'avvilimento del sogno attraverso la monetizzazione. I giocattoli ripropongono in maniera positiva il concetto, esprimendo il timore di venire dimenticati per via del continuo acquisto di giocattoli nuovi. D'Al e Marino, inoltre, hanno voluto sottolineare ripetutamente l'italianità della storia, nel tentativo di compensare il dilagare di film e cartoni animati di matrice americana. Hanno così dato spazio ad un autore, Rodari, talvolta sottovalutato ed hanno permesso l'avvio di una produzione nazionale di lungometraggi d'animazione che si fa ogni anno pi interessante, spesso apprezzata anche dalla distribuzione europea. Il lavoro di realizzazione durato ben tre anni ed ha impegnato sceneggiatori e disegnatori nella ricerca di un linguaggio consono ad un pubblico di bambini, in controtendenza rispetto alle più diffuse produzioni disneyane. I tempi lenti del racconto e l'attenzione alla chiarezza dele battute, nel testo come nell'enunciazione, permettono anche ai bambini pi piccoli di seguire agevolmente la storia. Allo stesso modo la scelta di una caratterizzazione semplice sia dei personaggi che dei paesaggi e di una tavolozza di colori tenui esalta la scelta di dare alla storia un clima rassicurante ed un
'atmosfera rilassata. Val la pena di leggere il testo di Rodari, da poco ristampato da Editori Riuniti, per la sua capacità di sorprendere grandi e piccini. Dello stesso autore si consigliano le "Filastrocche in cielo e in terra" e le "Favole al telefono", adatte ai piccoli lettori per la brevità e gli affascinanti giochi di parole. I giocattoli, invece, li troviano protagonisti di fiabe classiche come "Il soldatino di piombo" o "Lo schiaccianoci", dal quale Paul Schibli ha tratto un ottimo film d'animazione. Di Enzo d'Al si consiglia anche la visione de "La gabbianella e il gatto", interessante riduzione dell'omonimo racconto di Lus Sepulveda.
A cura di
di Valeria Cicerone