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La rosa di Bagdad

Titolo: La rosa di Bagdad
Titolo originale: La rosa di Bagdad
Anno: 1949
Regia di: Anton Gino Domeneghini/td>
Nazionalità: ITA
Durata: 71 min.

Sceneggiatura: Ernesto D'Angelo, Lucio De Caro
Fotografia: Cesare Pelizzari
Effetti: F
Musiche: Riccardo Pick Mangiagalli
Contatti:
Cast:

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
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C’era una volta l’Italia. Era il 1942, in America c’era Walt Disney, da noi un signore di nome Anton Gino Domeneghini organizzava la produzione del primo cartoon italiano: "La rosa di Bagdad". La ripresa del film, interrotto a causa della guerra, fu fatta in Inghilterra (allora mancavano, in Italia, queste attrezzature) e nel 1949 il lavoro fu presentato al Festival di Venezia e vinse il primo premio nella categoria "film per ragazzi". Un vero e proprio caso archeologico, senza continuazione nè effetti di mercato o di "scuola", "La rosa di Baghdad" fu il primo lungometraggio a colori apparso nei cinema italiani ("Totò a colori" è di tre anni posteriore) e segnala un anelito di vitalità di un genere cinematografico che in Italia ha atteso fino agli ultimi anni per essere veramente preso in considerazione.
Eppure brilla ancora oggi, dopo 56 anni, la superficie di sogno di questo piccolo lavoro artigianale di animazione. La storia, liberamente tratta da "Le Mille e una Notte", narra della bella principessa Zeila, detta la rosa di Baghdad, figlia del Califfo Oman, signore della città e di un giovane ed intraprendente musico, Amin, cresciuto insieme alla principessa e di lei segretamente innamorato. Come da tradizione esiste un cattivo: il bieco principe Jafar che, sfruttando la festa per il diciottesimo compleanno di Zeila (festa nella quale ella dovrà concedere la sua mano ad un pretendente), intesse una perfida trama per sposarla e impadronirsi così del trono di Oman. Il tutto con l’ aiuto di un vero "malvagio": il mago Burk e di un anello incantato capace di far innamorare la principessa del torvo Jafar. Sarà proprio Amin a sventare il piano diabolico, finendo, però, imprigionato nel lugubre castello di Burk dal quale riuscirà a fuggire ed a salvare nuovamente Zeila dalle insidie di Jafar grazie stavolta alla mendicante-maga Fatima che gli dona la mitica lampada di Aladino. Il genio, che vi è prigioniero, l'aiuta a liberare la principessa. L'amore e la mano della bella Zeila saranno il suo premio.
La trama è arricchita di personaggi di contorno come la fedele gazza di Amin, Kalinè, o i tre saggi consiglieri di Oman che sfumano ora nell’ ironico e divertente (l’esibizione canora di Kalinè,i dialoghi tra i tre consiglieri) , ora nel metaforico (la smania di bere alla fonte di giovinezza trasforma I tre saggi in lacrimosi poppanti), ora nel tragico (la morte della coraggiosa Kalinè per mano di Burk). I disegni e lo stile fanno la loro parte nel rappresentarci la simbologia dei vari personaggi con grande accuratezza: notevole a riguardo la materializzazione del male nel nero mantello di Burk intessuto di piume di corvo e peli di pipistrello. La storia è curata e intrisa di messaggi moraleggianti, nello stile dell’epoca, per il giovane pubblico.
In un ambiente a metà fra "Le Mille e una Notte" e l’esotismo salgariano il film mescola i generi (l’avventura, il musical, la commedia) e richiama Walt Disney secondo la "legge" del film d’animazione del tempo, ma conserva la sua originalità nella figurazione, nell’ umorismo e nella grazia ingenua della sua concezione.
Il film evoca il fascino di una storia antica e misteriosa raccontata prima della buonanotte e animata da una cornice esotica e lontana, popolata da personaggi che colpiscono l’ attenzione e la fantasia dei piccoli proprio per la netta connotazione morale (la distinzione bene/male) e per la semplicità e naturalezza dei tratti. E’ un film che mi ha fatto ricordare quello che provavo guardando i lungometraggi animati quando ero piccola: la paura, il sogno, l’interpretazione della realtà come qualcosa di magico, misterioso, personalissimo. E’ una pellicola che ha il sapore dei biscotti fatti in casa…questa resta la forza senza tempo del film che credo possa piacere anche a molti adulti per ricordarsi l’incredibile gioco di "creare il mondo".
A cura di
Sofia Ciuffoletti