Nazionalità: Italia
Durata:80 min.
Sceneggiatura:Mimmo Calopresti, Francesco Bruni, Heidrun Schleef
Fotografia: Alessandro Pesci
Effetti:
Musiche: Franco Piersanti
Cast:
Nanni Moretti, Valeria Bruni Tedeschi, Valeria Milillo
Curiosità:
David di Donatello 1996 per Migliore Attrice a Valeria Bruni Tedeschi e per Migliore Attrice Non Protagonista a Marina Confalone; Nastro d'Argento 1996 per Miglior Produttore a Nanni Moretti ed Angelo Barbagallo; Spiga d'oro 1996 a Mimmo Caloprersti al Valladolid International Film Festival, candidato alla Palma d'oro nel 1996
Denso di domande, di questioni aperte, di risvolti morali, La seconda volta è uno dei tanti film italiani travisati, strumentalizzati e poi dimenticati. Annunciato da discussioni politiche sull'opportunità della riabilitazione e del reinserimento degli ex-terroristi, del film si è dimenticato completamente, come spesso accade, l'aspetto cinematografico. Ciò che era all'origine solo uno spunto per affrontare un tema caro al regista, il soccombere della comunicazione interpersonale alla strutturazione sociale, è diventato un facile strumento per superficiali polemiche. Sul terrorismo si stende ancora un velo di imbarazzo e di retorica che Calopresti evidenzia nel ricorrere di citazioni, di frasi fatte, di parole poco sentite ma molto usate. Lisa Venturi (Valeria Bruni Tedeschi) è un'ex-terrorista che, dopo dieci anni di carcere, rientra nel mondo civile in regime di semilibertà. La voglia di dimenticare un passato mai rinnegato, ma neanche ardentemente riconosciuto, la porta a non riconoscere, incontrandolo, Alberto Sajevo (Nanni Moretti), l'uomo che aveva cercato di uccidere. Sconvolto dall'incontro, Sajevo inizia ossessivamente a seguire la ragazza, l'avvicina amichevolmente, le manda fiori, aspetta come un innamorato la sua telefonata, per poi urlarle in faccia la verità, il bisogno di essere riconosciuto come individuo, di ricevere delle spiegazioni e distaccarsi dal proprio ruolo esclusivo di vittima. Tutta la vita di Sajevo si è calcificata attorno all'attentato, dalla pallottola che porta ancora nella nuca, alla casa che non vuole abbandonare, al perenne ruotare attorno alla Fiat, dove lavorava dieci anni prima. L'incontro con Lisa è catartico, lo libera dal legame con gli oggetti di quel passato per riversare il malessere nella vendetta, nell'ossessiva richiesta di un riconoscimento e di una spiegazione. Infrange quella forma di difesa psicologica del soldato che è la spersonalizzazione del nemico, la sua riduzione da essere umano a preda, costringendo la ragazza a mettere in gioco tutto ed affrontarlo. Quello che avrebbe potuto essere un insostituibile momento di condivisione diventa necessariamente scontro puro, dove proprio chi rischia di più dona di più, dove chi ha avuto tutta la vita per scegliere si impone su chi ha scelto una volta per pagare per sempre. E' lontana la politica da Lisa, coraggiosamente e provocatoriamente mostrata come persona delicata e mediocre, rifugiatasi nella piccola vita del carcere e pazientemente disposta verso gli scherzi dei colleghi e le sfuriate di Sajevo, così come lontano dalla politica Calopresti: in ciascuno dei suoi film propone personaggi che non sanno slegarsi dal proprio ruolo sociale, dalla propria posizione, insoddisfatti da una vita insincera e spinti a rifugiarsi in un altrove dalla comunicazione semplice ed immediata. Il terrorismo non più fatto di Storia, nè di Attualità, ma Umano, l'imbarazzo ed il dolore di chi lo ha vissuto senza una vera consapevolezza, dei tanti che, sia come vittime che come carnefici, ne pagano le conseguenze senza aver abbracciato "cause" o ideologie. E' l'occasione di parlare di riabilitazione, di nuove occasioni di dialogo, di persone, individui, sacrificati all'indifferenza del nozionismo, la lunga passeggiata di Lisa ed Alberto per le strade di una Torino fredda e lontana, inconsapevole ed indifferente, che studia se stessa senza osservarsi.
a cura di:
Valeria Cicerone
