Nazionalità: Gran Bretagna
Durata: 119 min.
Sceneggiatura: Peter Mullan
Fotografia: Nigel Willoughby
Effetti:
Musiche: Craig Armstrong
Cast:
Anne-Marie Duff Dorothy Duffy Geraldine McEwan Nora-Jane Noone
Note/Curiosità:
Palma dOro al Festival del cinema di Venezia del 2002.
I Magdalene Laundries erano conventi, fondati dalla Chiesa cattolica irlandese nell'800, nei quali venivano rinchiuse a forza le ragazze che la società considerava peccatrici. In questi conventi esse erano obbligate a seguire una rigida disciplina e a lavorare, gratuitamente, come lavandaie. Magdalene racconta la storia, vera, di Margaret, Bernadette, Rose e Crispina, quattro ragazze irlandesi imprigionate in uno di questi conventi-prigione negli anni '60, chi per aver partorito un figlio fuori dal matrimonio, chi per essere troppo carina e ammiccante nei confronti dei ragazzi, chi per aver addosso l'onta di essere stata violentata. Nel corso del film nulla ci è nascosto della durissima vita all'interno del Magdalene Laundry, del lavoro massacrante per 364 giorni all'anno, delle punizioni e degli abusi che le ragazze sono costrette a subire perchè marchiate a vita, dalla propria famiglia e dalla Chiesa, come Maddalene senza alcuna speranza di redenzione. Lo scozzese Peter Mullan, già regista di Orphans (1997) e protagonista di Riff Raff (1990) e My name is Joe (1998) di Ken Loach, racconta una storia di violenza e soprusi attraverso uno stile crudo e rabbioso, con un utilizzo massiccio della camera a mano volto prevalentemente a seguire, più che a dirigere, le protagoniste. "Voglio che il pubblico si senta emotivamente e fisicamente vicino alle ragazze" ha dichiarato il regista, e proprio per questo Magdalene è un film ricchissimo di primi piani, che non solo mostrano l'orrore dei conventi-prigione, ma soprattutto cercano di farlo vivere. Valga come esempio la splendida sequenza iniziale, nella quale, solamente attraverso i volti e gli sguardi dei personaggi, Mullan racconta la condanna di Margaret, svelando con precisione i rigidi rapporti di potere presenti all' interno della sua famiglia. Infatti Magdalene è un film che non solo vuole denunciare chi ha aperto e sfruttato tali conventi, ma soprattutto cerca di mostrare l'integralismo e la rigidezza della società che ne ha permesso l'esistenza. Non è il convento il luogo dove si decide il destino delle ragazze, ma la famiglia di ciascuna. Sono i padri, i tutori o i fratelli che hanno il potere di fare ciò che vogliono con le proprie figlie, hanno il potere di giudicarle e di condannarle a vivere come schiave. Non a caso è lo stesso Mullan ad interpretare il breve ma importante ruolo di un padre che, con una forza e una violenza brutale, riporta la propria figlia al convento, dopo che questa era scappata per tornare a casa. Palma d'Oro all'ultimo festival di Venezia, Magdalene è stato fortemente osteggiato e criticato dalla stampa cattolica, non tanto per l'argomento scomodo, ma soprattutto per la trattazione che Mullan ne fa: il convento è un antro da incubo uscito da un libro di Dickens, con tanto di suore cattivissime (e un vero e proprio mostro: la madre superiora interpretata magistralmente da Geraldine McEwan) che non avrebbero sfigurato in un film sul nazismo. Ma questo è il cinema di Mullan, figlio legittimo di quello di Loach, luogo di denuncia ancora non contaminato da qualsivoglia forma di politicamente corretto, nel quale si può ancora parlare dei problemi della nostra società ed esprimere delle idee. Un cinema nel quale il pubblico non è solamente uno spettatore passivo, ma è chiamato, confrontandosi con quello che vede sullo schermo, ad interrogarsi su ciò che lo circonda e, soprattutto, su se stesso.