Titolo: Man on the Moon
Nazionalità: U.S.A.
Durata: 118 min
Sceneggiatura: Scott Alexander, Larry Karaszewski
Fotografia:Anastas Michos
Effetti:F
Musiche: R.E.M
Cast:
Jim Carrey, Danny De Vito, Courtney Love, Paul Giamatti
Note/Curiosità:
www.universal-pictures.com/manonthemoon
Scheda critica:
Fin da bambino, Andy Kaufman è solito improvvisare piccoli spettacoli davanti alle figure stampate sulla carta da parati. E' l'inizio? Forse. Scoperto anni dopo dal talent scout George Shapiro in un locale in cui fa tra laltro limitazione di Elvis Presley, inizia una fortunata carriera che culmina con l'invito a partecipare alla sitcom Taxi. Poco convinto, Kaufman detta una serie di condizioni, tra le quali far partecipare allo show Tony Clifton, un tale che ha rovesciato su di lui una caterva di insulti nel corso di una telefonata a Shapiro. Questi, perplesso, si reca a Las Vegas e scopre che quel crooner stonato e cialtrone, che insulta e aggredisce gli spettatori con l'aiuto di un compare in sala (Bob Zmuda) altri non che Andy. Intanto, il suo personaggio creato per Taxi, Latka Gravas, ha un enorme successo che finisce per infastidirlo. Così, davanti ad una platea di studenti che lo invitano ad assumerne le sembianze, legge integralmente "Il grande Gatsby", facendo il vuoto tra il pubblico. Approdato finalmente a Taxi, Tony Clifton si presenta accompagnato da due prostitute, mette a soqquadro il set e viene immediatamente licenziato. La cosa rimbalza sui giornali, e sono in tanti ad accorrere al suo spettacolo, nel quale si intrufola anche Andy.
Nel frattempo si è innamorato del wrestling, delle sue possibilità illusorie e spettacolari. Così, il comico si produce in un match televisivo con una spettatrice disposta, dietro compenso, a raccogliere il guanto di sfida. Questa prima vittima, Lynne Margulies, diventa ben presto la sua compagna di vita. Trasferito a Memphis, Kaufman continua a chiamare sul ring rappresentanti del gentil sesso; lo scontro con il campione locale, che sfocia in una grottesca debacle che gli lascia come segno un collare ortopedico, ha un seguito rissoso davanti alle telecamere. Si tratta, ancora una volta, di finzione, ma il pubblico non gradisce. Estromesso dal Saturday Night Live, riceve la notizia dell' annullamento di Taxi mentre sta sistemando la nuova casa nella quale andato ad abitare con Lynne. Perfino la comunità yoga di cui fa parte lo espelle. Per una volta, torna così a recitare nel locale degli inizi.
Un mattino convoca George, Lynne e Bob, comunicando loro di avere un cancro ai polmoni. Ma anche tra i famigliari c'è chi pensa all'ennesima beffa. Risultate inefficaci sia le cure chemioterapeutiche che quelle olistiche, Kaufman va a cercare invano il miracolo da un guaritore filippino. Un anno dopo, in un locale tappezzato di ritratti a neon dei più grandi comici dello show-business americano di tutti i tempi, Kaufman compreso, fa il suo ingresso, imprevisto e devastante, Tony Clifton...
Man on the moon prende il titolo dalla canzone dei R.E.M. dedicata ad Andy Kaufman, il comico americano morto nel 1984 a soli 35 anni. Danny De Vito, coproduttore del film oltre che interprete nel ruolo del suo talent scout e agente fu suo amico e collega ai tempi della fortunata sitcom Taxi, così come altri interpreti del film. L'inizio è con il botto. Anzi no: il finale, esilarante, incontenibile, geniale. Eppure copre i primi cinque minuti del film, con i titoli di testa, che poi sono quelli di coda... Scusate il nonsense, ma è impossibile parlare di questo Man on the moon senza cercare, umilmente, un approccio mimetico con lo stile di Andy Kaufman, che (era) del tutto anarchico e surreale. Filtrato attraverso la sensibilità di Jim Carrey si trasforma in un mix irresistibile ed esplosivo di accelerazione del ritmo verbale e di sospensione della gag fisica. E proprio attraverso la maschera di Carrey che Forman rende omaggio all'uomo Kaufman e alla sua coerenza nello scardinare, pezzo dopo pezzo, il buonismo e la falsa realtà della televisione americana, contrapponendo la risata feroce, lo sguardo straniato, la provocazione estrema, lo sberleffo al vetriolo. Un omaggio allo stesso tempo divertito e commosso perchè Kaufman-Carrey è tutto e il contrario di tutto: infantile-tenero-svenevole-disarmato e cinico-volgare-aggressivo-megalomane. Ma anche Zelig e Pessoa, maschere eteronimi e camaleontismi. E la pop art di se stesso, Fregoli dopo Warhol. Ma soprattutto non dà mai al pubblico quello che vuole, lo combatte. Questa lotta titanica è l'ultimo cambiamento del solipsismo romantico dellartista occidentale: e da John Cage che leggeva Thoreau tra gli insulti del pubblico al posto di fare musica, si passa a Kaufman che legge "Il grande Gatsby" invece di far ridere. In Kaufman si ripercorre il passaggio dal figurativo al concettuale. Così come ci sono artisti la cui opera consiste nel camminare a piedi, Kaufman si reinventa wrestler (ma solo per sfidare donne), secondo una tradizione che parte dall'iperdadaista Arthur Cravan , il poeta e truffatore già nell'Antologia dell'humor nero di Breton. Kaufman-Carrey non può più portare allora nessun travestimento, ma essere quello che è, un clown triste. Proprio come era Kaufman: una faccia vera perchè accettava i fischi, prendeva schiaffi, veri, perchè sosteneva in interminabili silenzi lo sguardo fisso verso il grande dietro della tv (quel Great Behind che canta Michael Stipe nella colonna sonora), quel grande dietro che siamo noi, anche al cinema, mettendo a nudo la grande e vana illusione di essere invece davanti. L'emozione invece nel dubbio, il dubbio che in realtà l'uomo non sia mai andato sulla luna...
a cura di:
Marco Luceri
