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Meno morta degli altri

Titolo: Meno morta degli altri
Titolo originale: Minder dood dan de anderen
Anno: 1992
Regia di: Frans Buyens/td>
Nazionalità: Belgio
Durata: 94

Sceneggiatura: Frans Buyens
Fotografia: Guido Van Rooy
Effetti: F
Musiche: Brian Clifton
Contatti:
Cast:
Dora Van der Groen, Senne Rouaffer, Mia Van Roy, Koen de Bouw

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:Selezionato alla Settimana della critica del Festival di Venezia 1992
Disponibile anche in
Il regista Frans Buyens porta con genialità sugli schermi lo strazio di una famiglia decimata e stravolta, la propria.
Il film,infatti, è una testimonianza autobiografica che il regista stesso scrisse vari anni prima della sua progettazione e messa in scena.
Buyens racconta tre morti: una morte insensata, quella del fratello Armand, bruciato vivo per uno stupido scherzo da un teppistello durante una festa mascherata; una morte straziante, quella del padre che si piega con fatica alla devastazione del cancro; e, infine, una morte consapevole,quella della madre, quest'ultima già ferita dalla morte di un figlio e dalla lontananza dell'altro, e profondamente turbata dall'agonia del marito; quando scopre di avere anche lei un tumore all'intestino, decide di scegliere personalmente il modo di morire con la complicità di un amico medico. La madre, con il suo dolore pieno di pudore, è la figura dominante in tutto il film. La sensazione è che nessuno possa raggiungerla in questo dolore, nè il marito, nè soprattutto il figlio rimastole, sempre lontano per lavoro. Anche quando il marito muore, lei decide di affrontare in modo diverso la sua morte annunciata (ha un tumore): con serenità e dignità. Per certi versi lei è meno morta degli altri.
Attraverso la voce narrante fuori campo e le dichiarazioni dei personaggi che riflettono ad alta voce sul proprio destino il regista ci fornisce un filo narrativo e allo stesso tempo una possibilità per riflettere insieme ai protagonisti. Il suo distacco partecipe alla vicenda narrata evita che il film assomigli ad uno stereotipo hollywoodiano o a un banale e scontato documentario sui luoghi dell'intimità e del dolore. Si tratta, invece, di un cinema che riesce a coinvolgere lo spettatore emotivamente, con pudore, senza forzature o traumi. Proponendo di tirar fuori lo spettro della morte dall'oscurità dell'ignoto per affidarlo ad ogni persona nella sua razionalità e consapevolezza.
Il film potrebbe sembrare un manifesto a favore dell'eutanasia. Certo, il problema si pone e si può anche dissentire dalla soluzione offerta ma oggi più che mai fa riflettere che il film sia stato girato in Belgio e che la vicina Olanda sia stato il primo paese al mondo a permettere l'eutanasia. Fa riflettere che vi siano paesi in cui il tema sia stato affrontato e dove si tentato di dare una risposta, una soluzione. Il problema etico, insormontabile, rimane, ma il percorso descritto nella pellicola apre nuovi scenari di riflessione e di approfondimento sul tema.
La vicenda narrata resta comunque una testimonianza semplice, profonda e coinvolgente di un intimo percorso di dolore e di crescita consapevole che affascina lo spettatore.
Clemente Meucci Michele Crocchiola