Titolo: Opname
Titolo originale: Opname
Anno: 1980
Regia di: Erick Van Zuylen, Maria Kok/td>
Nazionalità: Paesi Bassi
Durata: 94
Sceneggiatura: Het Werkteater
Fotografia: Robby Muller
Effetti: F
Musiche:
Contatti:
Cast:
Helmet Woudenberg, Frank Groothof, Joop Admiral, Shireen Strooker
Indirizzo sito ufficiale :
Note/Curiosità:Premio speciale della giuria, Locarno 1980 Premio O.C.I.C., Locarno 1980 Premio Italia 1980
Disponibile anche in
Il signor De Waal conduce una vita tranquilla; sposato con un figlio, ha una sua piccola attività in proprio. Un giorno va all'ospedale per un controllo di routine. Pensando che le analisi non dureranno più di qualche ora, resta del tutto sorpreso sentendosi dire che dovrà restare in ospedale tutta la notte, per continuare gli esami il giorno dopo. Ed in questa prima notte che il signor De Waal scivola dalla condizione di uomo sano a quella di malato. Tre settimane dopo viene trasferito dalla camerata a una camera a due letti; comincia allora a sospettare della gravità del suo caso. Comprende improvvisamente di essere finito in un mondo del tutto nuovo, un mondo di solitudine e di reclusione che nessuno al di fuori di lui potrebbe penetrare. Nessuno, al di fuori di Frank, il suo compagno di camera, un giovane allegro e simpatico. Tra i due si stabilisce un'amicizia sempre più forte. De Waal si forma una nuova visione della vita in un mondo dove la morte è onnipresente.
Accolto (e premiato) con grande entusiasmo al festival di Locarno del 1980, Opname un film spiazzante. Quello che all'inizio sembra annunciarsi come un freddo documentario, si trasforma lentamente in una storia comune e al tempo stesso eccezionale, quale può essere quella dei sentimenti che intercorrono fra persone riunite in circostanze e luoghi estranei alla loro routine quotidiana. E proprio questo il merito di Van Zuylen e Kok: lavorando su questa situazione così poco accattivante, riescono a dare corpo ad una sorta di commedia dai toni smorzati, che avvicina poco a poco i personaggi allo spettatore (invece di allontanarli nella loro estraneità di morituri), avvolgendoli in una alone di simpatia, accresciuto e non scalfito proprio dallaccorata consapevolezza del loro destino. E sorprendente come un argomento quale la morte, generalmente rappresentato all'interno di contesti spettacolari o banali (non è forse l'ospedale un ambiente canonico?), venga qui affrontato di petto nella sua dimensione quotidiana e più inesorabile. Riuscendo però sfuggire alla cappa morbosa dell'angoscia da cui ognuno portato a sentirsi avvolto di fronte a questo fenomeno così misterioso.
Opname anche un film che trasuda cinema in senso vero, in termini di movimenti di macchina, di montaggio, di recitazione (vale la pena di notare che il tutto opera di un gruppo teatrale) e, soprattutto, di toni fotografici: Muller qui passa dagli splendidi esterni dei film di Wim Wenders ad una storia quasi totalmente raccontata per interni. Nonostante la continua (e claustrofobica) vicinanza di pareti, persone, apparecchiature, l'inconfondibile luminosità della sua fotografia contribuisce a dissolvere ogni ombra di angoscia ed a collocare lo spettatore nella serenità necessaria a cogliere il senso di quanto gli autori gli vanno dicendo.
a cura di Marco Luceri
Equipe Cineforum Stensen
