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Passaggi di tempo – Il viaggio di Sonos 'e Memoria

Titolo: Passaggi di tempo - Il viaggio di Sonos 'e Memoria
Titolo originale: Passaggi di tempo
Anno: 2004
Regia di: Gianfranco Cabiddu/td>
Nazionalità: Italia
Durata: 85 min.

Sceneggiatura: Gianfranco Cabiddu
Fotografia: Enzo Carpineta
Effetti: F
Musiche: Paolo Fresu
Contatti:
Cast:
Paolo Fresu, Furio Di Castri, Elena Ledda, Mauro Palmas, Luigi Lai, Carlo Cabiddu, Federico Senesi, Antonello Salis

Indirizzo sito ufficiale :

Note/Curiosità:
Disponibile anche in
Immagini, musica, tempo. O musica per immagini e immagini per la musica. Questo lavoro di Francesco Cabiddu è, seguendo tali coordinate, uno splendido documentario etnomusicale poetico, nostalgico, sentimentale, ma al contempo fortemente ancorato alla contemporaneità.
Partendo proprio dalle immagini e dal loro ritrovamento. Nel 1995 il regista si trova a visionare del materiale d’archivio per l’Istituto Luce, per la presentazione del proprio precedente lavoro, “Il figlio di Bakunin???; tra questi materiali ritrova filmati di propaganda fascista: l’arrivo di Mussolini in Sardegna, la visita dei gerarchi nelle miniere di Carbonia. Ma ciò che più attira la sua attenzione sono i volti delle persone di quegli anni, la loro espressione davanti alla macchina da presa, la loro inconsapevole purezza. Così, decide di prendere questi materiali per creare un percorso narrativo, attraverso l’uso del montaggio. Ma non solo. Nasce un lavoro destinato a protrarsi nel tempo, ripercorrendo gli anni ’20, ’30, ’40 e ’50.
Naturalmente ciò si trasforma in un viaggio all’indietro nella memoria di un popolo, del suo contesto socio-culturale, fatto di tradizioni, riti, festività. Eventi e immagini alle quali accompagnare non una semplice musica didascalica d’accompagnamento, bensì qualcosa di nuovo e sorprendentemente moderno. Una musica che non dimentica però l’arcaicità, la tradizione, la memoria etnomusicologica che quelle immagini veicolano. Parte da qui la ricerca dei musicisti, che dovranno creare quello specifico stato d’animo nel cuore del singolo fotogramma cinematografico. E il palco, che perde ogni suo confine geografico e temporale, diventa la scena dove meglio esibire questa contaminazione poetico-visiva-sonora.
La ricerca degli attori/musicisti inizia con Paolo Fresu, trombettista di fama internazionale, capace come non mai di rendere sullo schermo rarissimi atti di poetica nostalgia. Cabiddu e Fresu proseguono il loro cammino tra suoni e memoria nel cuore dell’isola e il film alterna fiction e documentario. Tra le tappe di questo viaggio veniamo catapultati nelle celebrazioni per la settimana santa di Santulussurgiu, in cui si esibisce il coro “Su Concordu??? e “Su Rosariu??? (formato da gente semplice del luogo), oppure all’interno dell’Ardia di Sedilo, una sfrenata selvaggia corsa con i cavalli, in cui è protagonista il violoncellista Carlo Cabiddu, oppure ancora nella processione di Sant’Efisio a Cagliari con Luigi Lai, suonatore di launeddas, che ogni anno si esibisce per un voto fatto al santo trent’anni prima.
“Passaggi di tempo??? non è dunque in alcun modo un’operazione di nostalgia folckloristica, proprio perch? il senso dell’operazione vivifica tutta questa tradizione alla luce dell’oggi. Per la musica infatti si sperimenta un sincretismo unico e avanzato, con il supporto del contrabbasso di Furio Castri, le percussioni di Federico Sanesi (e durante il tour l’apporto di Uri Cain, Gerardo Nunez, Ernst Raijsenger)… pezzi tenuti insieme dalla sapiente direzione artistica di Fresu.
Suggestiva è poi la sequenza in cui proprio il padre di Fresu, Lillino, poeta e contadino, detta al figlio, che le trascrive al computer, alcune parole desuete scritte su foglietti di carta tenuti dentro una busta. Questo vecchio minuto usa una lingua antica che prevede settanta modi di dire pioggia, perch? per un contadino ci sono settanta modi di piovere.
Sono proprio forse questi i passaggi di tempo, quelli che vengono raccolti e raccontati con mano felice, e didattica, da Francesco Cabiddu, che non dimentica mai di sottolineare come ogni spettatore possa farsi commosso portatore di un ricordo, di un volto, che dallo schermo fluttua verso il palco di ogni concerto. E’ proprio questa la memoria.
A cura di:
Marco Luceri