Titolo: Pater Familias
Titolo originale: Pater Familias
Anno: 2002
Regia di: Francesco Patierno
Nazionalità: Italia
Durata: 90 min.
Sceneggiatura: Agostino Varchi, Massimo Cacciapuoti, Gian Franco Danese, Francesco Patierno
Fotografia: Mauro Marchetti
Effetti: Luca Gazzolo
Musiche: Angelo Talocci
Contatti:
Cast:
Marina Suma, Ernesto Mahieux, Federica Bonavolont, Francesco Pirozzi, Luigi Jacuzio, Domenico Balsamo
Indirizzo sito ufficiale :
http://www.paterfamilias.it/
Note/Curiosità:
Disponibile anche in
Uno scavo profondo in un'umanità non educata, ridotta (o rimasta) al suo stato primitivo, gli istinti più bassi dell'uomo che esplodono senza alcun freno; tutte le leggi della natura barbaramente distrutte, del mondo resta solo una rovina, quella da cui saltano ripetutamente i ragazzi. E quanto riempie la memoria di Matteo che torna al suo paese per un giorno di permesso dal carcere: forse per la prima volta riesce ad ordinare con tanta chiarezza le storie del suo passato, pur sempre offuscate dal tempo. Immagini volutamente mosse, sbiancate e spesso fuori fuoco caratterizzano le sequenze del passato rispetto alla vicenda presente. Ho diviso in due il mio lavoro [...] "per la parte riguardante il passato abbiamo sistemato dei sacchetti di sabbia sotto la cinepresa al fine di creare delle irrequietezze" racconta Francesco Patierno, per la prima volta su un set cinematografico dopo più di 200 spot pubblicitari e due documentari. I flashback riguardano le vite di tutti quei ragazzi ormai scomparsi, fatte da giornate trascorse in strada o a far rapine, furti e stupri. Cè anche chi si mette a lavorare, ma non si vede mai all'opera, bisogna credere a quello che dice. Pare uno sguardo impietoso sulle situazioni più disastrate del nostro paese, e così è, in parte, perchè spesso durante le riprese la telecamera era nascosta, per non insospettire i passanti: è stata un'esperienza sconcertante, ci sono state persone che continuavano a camminare anche in presenza di cadaveri per terra. Ma almeno la sceneggiatura è inventata, tratta dal romanzo omonimo di Massimo Cacciapuoti che insieme al regista ha curato la sua trasposizione cinematografica. Dopo due anni di lavoro sono iniziate le riprese, costate in tutto ottocento milioni di lire, grazie anche a parte del cast che ha lavorato gratuitamente." Ma per trovarli questi soldi è stato un travaglio, ci hanno rifiutato il finanziamento pubblico alla Rai, ci hanno detto che non era un film, e poi l'avventura con la Filmaster ci ha fatto firmare un foglio per i diritti e poi, quando ho trovato Umberto Massa, unico produttore disposto a farlo pagando in prima persona, ha voluto 20 milioni di lire, per noi è stato un salasso" continua Patierno. Un'avventura in tutti i sensi, anche perchè le zone in cui il film stato girato non sono affatto tranquille: realtà e finzione si fondono creando qualche problema pratico "diciamo che abbiamo avuto una buona dose d'incoscienza, d'altronde, se tu cadi in un mare in tempesta al posto di combattere cerchi di abbandonarti alle onde". Una realtà dolorosa che adesso il protagonista riesce a capire, attribuendo le giuste responsabilità, non solo ai luoghi medesimi, ma sopratutto alle famiglie inesistenti nelle quali i suoi amici erano nati: padri inerti o violenti, madri del tutto incapaci di opporsi. E il mondo dei Paterfamilias indolenti, violenti, insensibili a cui le donne non possono ribellarsi. E emblematica la storia di Rosa, prima incapace di resistere al suo ragazzo, poi succube del padre, infine salvata da Matteo che riesce a trovare un angolo di pace per lei e la bambina solo in un convento.
