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Respiro – Grazia's Island


Nazionalità:Italia
Durata:95 min.
Sceneggiatura:Emanuele Crialese
Fotografia:Fabio Zamarion
Effetti:
Musiche: John Surman
Cast:
Valeria Golino, Vincenzo Amato, Francesco Casisa, Veronica D'agostino

Curiosità:
Girato a Lampedusa nell'estate del 2001.
Vincitore alla settimana della critica del festival di Cannes 2002. Candidato ai Nastri d'argento 2002 per la migliore sceneggiatura e la migliore attrice (Valeria Golino).
La luce sembra entrare nelle profondità del tuo animo: una luce che ti attrae e ti respinge, che ti avvolge con la sua melodia e ti fa sentire incredibilmente parte di questo disegno estetico.
Respiro è un piccolo capolavoro illuminato da questa luce, talvolta abbagliante, giocoliera di se stessa, che getta per caso lo spettatore in quest'isola tra tempo e spazio nel silenzio assorto della natura , ad osservare il mare, una dolce epifania tra pietre, sassi e girotondi di anime.
Centro del racconto la vita di Grazia (Valeria Golino), una piccola farfalla che con il suo colore tinge di assurdo la piccola comunità di pescatori, forse gretta, troppo lontana dalla poesia e dalla magia della donna. Ma i fotogrammi assolati che si susseguono ciclici parlano anche dei suoi figli, giovani e spavaldi guerrieri con fionde in mano alla ricerca della virilità e del coraggio: Pasquale, il figlio più grande, cerca di proteggere sua madre dalla "voce" del paese che vuole allontanarla, nascondendola in una grotta nell'intima profondità della natura.
Il film bisbiglia tra i confini arsi al sole dell'isola, il randagio girovagare di cani, passeggeri stravaganti di questo microcosmo, vittime sacrificali per il compimento del destino, sterminati a colpi di fucile, per rendere normale, quello che sembra uscire da quel limine ipocrita. Tutto ciò che appare "diverso" fa terribilmente paura.
Il regista Emanuele Crialese, alla sua seconda regia, narra con immagini una leggenda ascoltata dalle voci incantate dei pescatori di Lampedusa, con i loro volti scavati dal sole e lo sguardo oltre un confine che sembra impalpabile.
Come in una poesia di Kavafis o di Caproni, il "respiro che si ascolta" è quello del mare, assoluto protagonista, delle sue onde, del suo riflesso accecante.
L e nostre pupille seguono come danzanti voyeur le corse in vespa di Grazia, le canzoni di Patty Pravo che feriscono a colpi di bisturi il sonno dell'isola, cantate a squarciagola nel suo gioco che si chiama vita.
E' un'opera che parla di "diversità", raccontata senza pietismo scolastico, con la forza visiva dell'immagine, con le urla in dialetto degli abitanti dell'isola che vogliono espellere Grazia oltre il mare, oltre il loro mondo, in quell'altrove chiamato Milano, che pare inesistente, metafisico.
Come i cani, povere carcasse avvolte dal sudario del sole, anche Grazia, nascosta nella grotta, sembra per la comunità inghiottita dal mare, dispersa. La comunità allora la celebra, la trasfigura come una santa, una dea che a seno nudo si faceva bagnare dalle lingue schiumose del mare, diviene sacra immagine, venere magica che regala a quel piccolo universo un centro di condivisione comune. Sensazioni che sembrano stordirci, ci rendono parte del disegno della cerimonia religiosa che conclude il film, con l'immagine di Grazia che dal mare, sembra sorgere di nuovo, in una genesi mistica dal fondo sabbioso.
Gli stessi uomini che la respingevano adesso la rendono al centro del loro universo. Adesso è la vita che ascolta il "respiro" della comunità, dei figli di Grazia, non più guerrieri, del marito Pietro, degli altri pescatori. La vita sembra fermarsi in questo luogo assolato, indefinito e lontano dal mondo e dal tempo. Respiro, vincitore della SETTIMANA DELLA CRITICA AL 55 Festival di Cannes, uscito in sordina nelle sale italiane la scorsa primavera, sembra esssere rimasto nascosto al pubblico proprio come Grazia.