Titolo: Monsters & Co.
Titolo originale: Monsters Inc.
Anno: 2001
Regia di: Peter Docter, David Silverman
Nazionalità: U.S.A.
Durata: 92 min.
Sceneggiatura: Andrew Stanton, Daniel Gerson
Fotografia:
Effetti: FJim Stewart
Musiche: Randy Newman
Contatti:
Cast:
Indirizzo sito ufficiale :
http://www.monstersinc.com/
Note/Curiosità:
Disponibile anche in
Mike e Sully sono una coppia di amici e colleghi dall'impiego decisamente atipico: spaventano i bambini per accumulare l'energia emessa dalle loro grida, grazie alla quale vive la loro città: Mostropoli. Tutto fila liscio fino a quando una bimba, più curiosa che intimorita, si insinua nel loro mondo e nelle loro vite; tra il terrore generale la piccola Boo diventerà la scoperta che permetterà alla Città dei Mostri di vivere in pace ed armonia.
Il film è costruito secondo la formula ormai consolidata dalla Disney, che antepone il divertimento dell'accompagnatore adulto a quello del bambino, attraverso una sceneggiatura ineccepibile, densa di riferimenti sia meta-cinematografici che socio-politici. La comicità irriverente, costruita sullo stile dell'attore comico del momento (nella versione originale Mike doppiato da Billy Cristal), ammicca ai gusti del pubblico giovanile, così come l'esaltazione dei primati tecnologici raggiunti nella realizzazione del film stesso.
Il destinatario originale del film, il bambino, non viene comunque dimenticato, e per lui si mette in scena un mondo colorato e vivace, benchè a volte troppo complesso, pronto per essere trasformato in peluches ed in eroi da amare, nell'intento di trasmettere i contenuti attuali e tutt'altro che banali che la storia dispiega.
Elemento centrale il ribaltamento di prospettiva: il racconto passa dalla quotidianità di un mostro che vive alimentando le paure dei bambini all'eccezionalità di un mondo di mostri terrorizzato da una piccola umana. L'affetto porterà Sully a scoprire facilmente che Boo non è affatto pericolosa, ma la consapevolezza dell'errore sarà completa solo quando si vedrà mostro spaventoso attraverso gli occhi della bambina. Il momento è doppiamente drammatico: Sully comprende come il proprio lavoro provochi una sofferenza ingiusta e come i bambini non siano diversi o pericolosi ma piuttosto sconosciuti, mentre gli urli impersonali che fino ad allora sono giunti attraverso le porte chiuse di ciascun bambino si concretizzano e si personalizzano nel terrore di Boo.
La decostruzione del concetto di diverso viene rafforzata dall'estrema varietà di forme e colori dei mostri, a sottolineare la base puramente estetica della nostra distinzione etnica: si notino le tute delle squadre di soccorso anti-bambino che, ad uno sguardo più attento, risultano differenti l'una dall'altra per forma, dimensione e posizione degli occhi.
In maniera interessante viene posto anche il rapporto bene/male attraverso il rapporto tra Sully e Randall. Contrariamente a ciò che avviene normalmente, Randall non viene connotato come malvagio dall'inizio: nella competizione per il posto da miglior spaventatore può sembrare al limite subdolo e bullo. La malvagità del personaggio segue un'evoluzione che passa attraverso l'arroganza (nel considerarsi primo di diritto), la mancanza di rispetto (verso il suo assistente), la slealtà (nell'incrementare il proprio punteggio al di fuori del "gioco"), il complotto (dove il rapimento di Boo diventa illegalità e malvagità). A questa evoluzione non corrisponde una risposta diretta di Sully, la cui integrità e la cui propensione all'affetto ne fanno un "positivo", le cui azioni violente sono legate solo alla necessità di difesa.
Al tema del ribaltamento Daniel Pennac ha dedicato uno dei suoi sorprendenti libri per bambini: L'occhio del lupo, mentre per i più coraggiosi Neil Gaiman, noto per la serie di fumetti Sandman, ha scritto Coraline, dove gli elementi dell'horror vengono affrontati da una piccola "Alice" in cerca dell'uscita da un incubo.
Titolo: Spy Kids
Titolo originale: Spy Kids
Anno: 2001
Regia di: Robert Rodriguez
Nazionalità: U.S.A.
Durata: 88 min.
Sceneggiatura: Robert Rodriguez
Fotografia: Guillermo Navarro
Effetti: FRobert Rodriguez, Guillermo Navarro
Musiche:
Contatti:
Cast:
Daryl Sabara, Alexa Vega, Alan Cumming, Carla Cugino, Antonio Banderas, George Clooney
Indirizzo sito ufficiale :
http://www.spykids.com/
Note/Curiosità:
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Non sempre i genitori sono quello che sembrano e Carmen e Juni si trovano a scoprirlo in maniera piuttosto originale: mamma e papà, dietro la facciata noiosa, sono due abilissime spie. La loro ultima missione, però, fallisce e toccherà ai due ragazzini ingegnarsi per tirarli fuori dai guai... Un po' "007", un po' "Mission: Impossible", ecco finalmente un film per ragazzini, pensato e realizzato con consapevolezza, tenendo conto delle necessità di intrattenimento tanto quanto di quelle educative. Al centro della vicenda un senso della famiglia tutto latino, che punta sulla solidità dei rapporti interni, seppure nei contrasti, per aprire le braccia ad amici, colleghi e parenti fisicamente lontani. Il difficile rapporto tra Juni e Carmen diventa, nel momento della difficoltà, affiatamento e confidenza, fiducia e sostegno. La riunione della famiglia è l'obbiettivo e ciò che si è imparato è il bagaglio necessario per affrontare la situazione. Carmen, la sorella maggiore, ha la determinazione per motivare sia se stessa che il fratello e le capacità logiche per comprendere la situazione e pianificare l'azione. Juni, timido ed emotivo,è l'elemento più fanciullesco ed istintivo della coppia, ma il feeling stabilito con l'ambiguo Floops ed il dialogo istaurato con questi è determinante per risolvere la situazione in maniera pacifica.
Floops incarna uno spirito tormentato che ha incoscientemente preso una strada sbagliata: ha lasciato che la sua creatività deviasse dal campo televisivo a quello della malavita, dall'arte al profitto. Rappresenta la vacuità del mondo, l'impossibilità di giudicare solo attraverso l'aspetto: racchiude uomini onesti nell'aspetto di mostri informi e costruisce robot in tutto simili a bambini, programmati per conquistare il mondo; l'ambiguità del personaggio viene risolta dal piccolo Juni, che non si lascia deludere dalla scoperta della colpevolezza del suo eroe e ne legge il cuore, portandolo dalla parte dei buoni e permettendogli di redimersi attraverso la "conversione" dei robot in "bambini veri".
Val la pena di sottolineare, inoltre, la trattazione della violenza: dai gadget in dotazione ai ragazzini alle strategie applicate, non ci sono azioni direttamente riconducibili alla distruzione, come accade normalmente nei film d'azione. Il più delle volte si agisce per confondere o rallentare i robot, sulla base di un principio di difesa che si limita a creare una possibilità di fuga, intaccando il meno possibile l'incolumità del nemico.
Le scenografie costruiscono un mondo giocoso, dove i colori e le forme sdrammatizzano il concetto stesso di pericolo, quasi a ripeterci continuamente che si tratta solo di un gioco. Le architetture del castello strizzano l'occhio a Gaudì, mentre il colore ed il trucco danno ai personaggi secondari l'aspetto artificiale di bambole, scostando tutto il film dal realismo.
Lo stile delle riprese, infine, rivela in maniera inequivocabile sia l'identità del regista (quel Robert Rodriguez che ha conquistato le sale con "Once upon a time in Mexico" e "Dal tramonto all'alba"), sia la consapevolezza con cui ha girato il film. Formatosi alla scuola del pulp, sotto la protezione di Quentin Tarantino, si è guadagnato velocemente un posto nel cult per la visionarietà dei suoi film, sospesi tra l'action ed il western e dominati dalla violenza. Nella realizzazione di questa serie per ragazzi, però, ha saputo abbandonare gli eccessi stilistici tanto quanto quelli contenutistici, riproponendo la spettacolarità di alcune riprese tipiche del film d'azione, senza rendere troppo complessa la decodifica dell'immagine.
A cura di
Valeria Cicerone
