Titolo: La destinazione
Titolo originale: La destinazione
Anno: 2002
Regia di: Piero Sanna
Nazionalità: Italia
Durata: 124 min.
Sceneggiatura: Franco Fraternale, Ezio Alberione, Piero Sanna
Fotografia: Emilio Della Chiesa
Effetti: Piero Sanna
Musiche: Mauro Palmas
Cast:
Elisabetta Balia, Roberto Magnani, Salvatore Mele, Toto Mele
Note/Curiosità:FILM DICHIARATO DI INTERESSE CULTURALE NAZIONALE, FINANZIATO CON IL FONDO DI GARANZIA DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI - DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA.
Se tutti gli esordi fossero all'altezza dell'opera prima di Piero Sanna, il mito della crisi del cinema non ricorrerebbe più così spesso sulle terze pagine dei giornali italiani . Il primo lungometraggio del carabiniere sardo, regista soltanto nel tempo libero, unisce ad un intreccio interessante una sceneggiatura essenziale e puntuale ma non scontata (scritta a sei mani con Ezio Alberione e Franco Fraternale) ed una direzione raffinata e d'innegabile delicatezza estetica. Qualità che fanno perdonare volentieri qualche ingenuità a livello di coerenza del soggetto. La prima bella idea di Piero Sanna è senz'altro quella di raccontare un evento purtroppo consueto nel primitivo mondo dell'entroterra sardo (un omicidio a scopo di abigeato, il cui solo testimone frenato dal muro dell'omertà) attraverso il punto di vista di un narratore presente ai fatti, e nonostante ciò, sempre estraneo ad essi. Il giovane carabiniere romagnolo Emilo si ritrova, infatti, destinato a Coloris dopo aver frequentato la scuola per allievi Carabinieri di Roma. Ma al suo arrivo nel paese e durante tutto lo svolgersi della sanguinosa vicenda, Emilio rimarrà estraneo al mondo ancestrale in cui si trova catapultato. Un tale artificio narrativo serve al regista a spiegare allo spettatore quello che risulta impossibile trasmettere razionalmente: la Sardegna, secondo Sanna, è un mondo sbagliato, ma anche un mondo atavico che vive delle sue proprie leggi arcane che nè un Carabiniere di passaggio, nè chiunque altro possono arrivare a comprendere o a stravolgere. Sembra persino che i pochi sforzi compiuti per liberarsi da quell'ineluttabile retaggio (la denuncia degli omicidi compiuta dal giovane Efisio o la fuga sentimentale di Giacomina con Emilio) siano condannati a rimanere vani. E' un messaggio chiaro, duro e magnificamente espresso se si pensa che per trasmetterlo il regista ha avuto a disposizione solo i tempi morti lasciatigli dal suo primo mestiere (e per questo la lavorazione è durata ben dieci anni), degli attori dilettanti, ed una scuola che ha consistito nel recarsi sui sets dei films di Ermanno Olmi nei fine settimana. E', probabilmente, dal suo maestro che il regista sardo deriva questo approccio alle grandi storie collettive, raccontate in modo quasi documentaristico e tramite interpreti non professionisti. Il cinema di Sanna sembra continuare a raccontare senza sconti il dramma e il quotidiano delle "comèdies humaines" care al suo maestro, ma trasferite dalla pianura padana alle asperità dell'isola. Sono i primi piani centrati sui volti tipicamente autoctoni dei protagonisti a trasmettere una forte tensione drammatica, anche se la formidabile espressività di quelle facce lascia sempre intatto il mistero dei pensieri. Ed è, nel contempo, il fedele rendiconto delle feste e tradizioni popolari (il matrimonio, la processione, le maschere ed, infine, la messa di Pasqua) che fa percepire l'inaccessibilità del quotidiano. La macchina da presa appare così uno strumento perfettamente al servizio delle intenzioni narrative del regista. Quest'ultimo ha saputo sfruttare abilmente sia la fotografia, splendida grazie anche alla collaborazione di Marco Pontecorvo,sia una colonna sonora incisiva (si pensi all'ultimo canto popolare) per sottolineare al meglio i passi salienti del lungometraggio.
A cura di:Costanza Hermanin
