Titolo: Rapporto confindenziale
Nazionalità: Francia, Gran Bretagna, Spagna
Durata: 100 min
Sceneggiatura: Orson Welles
Fotografia: Jean Bourgoin
Effetti: Lax Lab.
Musiche: Paul Misraki
Cast: Patricia Medina; Orson Welles; Paola Mori; Robert Arden;
Guy Van Stratten, contrabbandiere da due soldi, amante della spogliarellista Milly, assiste impotente all’assassinio nel porto di Napoli di un uomo, Bracco, per opera di un misterioso zoppo. Grazie alle informazioni fornitegli da Bracco in punto di morte, Van Stratten tenta di ricattare il potente Gregory Arkadin, plurimiliardario magnate della finanza. Arkadin intuisce subito che Van Stratten non ha alcun elemento per minacciarlo in concreto, ma, lungi dal farlo arrestare, lo ingaggia come investigatore privato. Il suo compito sarà quello di redigere un rapporto confidenziale sul passato dello stesso Arkadin, vittima, a suo dire, di una grave forma di amnesia. Van Stratten inizia a sondare i bassifondi della malavita europea ed americana, scoprendo dettagli sempre più inquietanti sul conto del magnate. Troppo tardi il protagonista si rende conto che tutti coloro che conoscevano la verità sono stati uccisi uno ad uno dall’unica persona che poteva aver interesse ad eliminarli ….ovvero da Arkadin stesso. Van Stratten, ultimo custode del segreto del proprio committente, dovrà lottare duramente per non diventare anch'egli vittima del folle magnate.
Tratto da un romanzo scritto dallo stesso Welles, che, per scelte personali e per problemi di budget, ricopre il ruolo di regista, sceneggiatore, attore, scenografo e costumista, Rapporto confidenziale è un film controverso, ripudiato dal suo stesso autore, insoddisfatto del montaggio finale. Tema di fondo è la pirandelliana impossibilità della fuga da se stessi, dal proprio passato. La favola dello scorpione e della rana raccontata da Arkadin durante una delle grandi feste di cui è anfitrione, nasconde in sé il messaggio del film: la natura delle cose e delle persone non può essere cambiata, ciascuno è e rimane ciò che è, anche se questo può portare alla propria distruzione. I mostri del passato, come le grottesche maschere ispirate a Goya degli invitati, ritornano ineluttabilmente e vano è il tentativo di nasconderli, metterli a tacere, distruggerli. La fotografia in bianco e nero, con un uso accentuato delle ombre e delle luci, contribuisce in modo determinante a creare una sensazione di crescente tensione nello spettatore, che rimane avvinto dalla trama di cui pure già conosce il finale (il film procede per flashback). Ombre e luci usate in modo ancor più violento, teatrale, grottesco quando inquadrato è Gregory Arkadin, maschera secentesca più che essere umano in carne ed ossa, torreggiante signore medioevale di un impero di sudditi plaudenti. Onnipotente burattinaio che scopre di essere lui stesso una marionetta impotente se a comandarlo è il terrore di perdere la stima dell’unico essere da lui amato: la figlia.
A cura di:
Ilaria Nannini Note - Tratto dal romanzo Il signor Arkadin di O.Welles che (non accreditato) ha ideato altresì scenografia e costumi ed ha partecipato al montaggio.
