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Titolo: Il Golem
Titolo originale: Der Golem, wie er in die Welt kam
Anno: 1920
Regia di: Paul Wegener e Carl Boese
Nazionalità: Germania
Durata:

Sceneggiatura:
Fotografia:
Effetti:
Musiche:

Cast:

 

 


La storia de Il Golem è soprattutto la storia del suo geniale autore, Paul Wegener. Nei primi anni del Novecento, parallelamente all'esplodere tumultuoso nel mondo dell'Arte (musica, teatro, pittura, scultura, architettura, cinema, letteratura) delle Avanguardie storiche, in Germania (la principale patria, insieme alla Francia e alla Russia, di questi fenomeni artistici), Paul Wegener diventa in breve tempo uno dei più importanti attori teatrali di Berlino, recitando al Deutsche Theater sotto la direzione di Max Reinhardt (uno dei più grandi registi teatrali del secolo scorso, protagonista assoluto delle avanguardie). Il magistero di Reinhardt permette a Wagener di apprendere con una sapiente padronanza linguistica, l'uso di particolari effetti chiaroscurali di luce nella costruzione dello spazio nella messinscena teatrale, tutti insegnamenti che egli trasporterà nel cinema, che conosceva in quegli anni l'esplodere di una nuova, rivoluzionaria corrente, quella dellEspressionismo. Trasposizione filmica dell'Espressionismo pittorico, quello cinematografico riprende da esso la profonda soggettivizzazione dell'uomo, della sua percezione visiva e delle sue modalità di rapportarsi al mondo e alla conoscenza. Il cinema diventa allora arte della visione che vede cose invisibili, perchè l'espressione interiore non ritrae naturalisticamente, ma deforma, trasfigura, rifiuta ogni possibilità di collegamento psicologico tra gli uomini e le cose. Le scenografie stilizzate e distorte diventano protagoniste al pari dei personaggi, cessano di avere intenti di verosimiglianza e diventano violentemente artificiali, si abusa della luce per ottenere particolari effetti chiaroscurali, la macchina da presa interviene con carrellate, panoramiche e particolari angolazioni di ripresa atte a deformare la realtà ripresa secondo lo sguardo creativo dell'autore. Con questa arte visionaria si materializzano sullo schermo le inquietudini ed i dubbi inconsci di tutta un'epoca, con lo spettatore che viene scaraventato in una sorta di mondo orrorifico popolato da creature e forze misteriose, soprannaturali, oscure proprio come lo è, per alcuni versi, il Golem di Wegener.
Dopo aver interpretato uno dei primi film espressionisti (Lo studente di Praga di S. Rye, 1913), nel 1914 Wagener produce, co-dirige e interpreta Il Golem di H. Galeen, a cui seguiranno altre due versioni (sempre con Wagener protagonista), una comica e bizzarra, Il Golem e la ballerina, e infine quella, definitiva, del 1920 che co-dirige stavolta con Carl Boese. Questa versione è sicuramente la più riuscita e l'uomo d'argilla interpretato dal celebre attore tedesco è uno dei primi veri mostri della storia del cinema. Se nella prima versione il regista Galeen si era rivolto allo scultore Belling per la realizzazione di una maschera di pietra da cui poi si sarebbe intravisto lo sguardo ipnotico di Wegener, in questa versione lo stesso volto dell'attore a contribuire alla deformazione espressiva del mostro. Anche in queste scelte l'attore deve molto al clima delle avanguardie: insieme all'attrice Asta Nielsen egli è tra i primi a farsi promotore dell'importanza per l'attore della riduzione del gesto a favore di un linguaggio quasi esclusivamente corporeo, di forte presenza fisica, teso ad asciugare la gestualità esasperante.
La storia del film si ispira ad un'antica leggenda medievale ebraica di origini tedesco-boeme già alla base del romanzo fantastico, Il Golem, scritto da Gustav Meyrink, pubblicato nel 1915. E' infatti ambientata nel quartiere ebraico di Praga e ne protagonista il rabbino Loew che, per salvare il popolo ebreo dall'ira dell'imperatore Rodolfo II d'Asburgo che vuole scacciarli dal suo Impero, costruisce con il fango questa creatura umanoide dalla forza immensa che obbedisce solo ai suoi ordini. Essa contribuirà alla salvezza del suo popolo attraverso vicende e cambiamenti che lo faranno trasformare da mostro buono in creatura crudele, fino, però, a farlo morire nuovamente buono.
Nella versione del 1914 il mostro aveva assunto una configurazione totalmente crudele, dedito com'era, per un amore non corrisposto, alla distruzione e alla morte. Contrariamente dunque alla versione del 1914 questa del 1920 ci presenta un mostro usato per fini tutt'altro che distruttivi: rende possibili il riscatto del popolo ebreo che vive in una condizione di oppressione ed capace anche di momenti di grande tenerezza ed umanità. Il Golem è forse in questo il diretto antecedente del Frankestein del 1931, in cui la creatura non-umana non indietreggia di fronte a nulla, ma si intenerisce solo quando vede un'innocente bambina che raccoglie i fiori. Per questi motivi Il Golem non può essere definito un film di stampo orrorifico, come gran parte dei film espressionisti. Infatti l'atmosfera espressionista è ravvisabile forse solo nella scenografia di Hans Polzig che, come ci aspetteremmo, deforma gli ambienti ed esaspera la messa in scena. In questo anche la fotografia di Karl Freund non è del tutto tenebrosa o angosciante, ma più morbida e meno carica rispetto agli stilemi dellEspressionismo.
A cura di Marco Luceri