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Il ponte sul fiume Kwai


Titolo: Il ponte sul fiume Kwai
Nazionalità: Usa
Durata: 161
Sceneggiatura: Michael Wilson Carl Foreman
Fotografia: Jack Hildyard
Effetti:
Musiche: Malcom Arnold
Cast:
William Holden .... Maggiore Shears
Alec Guinness .... Col. Nicholson
Sessue Hayakawa .... Col. Saito
Jack Hawkins .... Maggiore Warden
James Donald .... Maggiore Clipton
Geoffrey Horne .... Tenente Joyce
Peter Williams .... Capitano Reeves


Birmania, 1943. Migliaia di prigionieri di guerra sono impiegati dai giapponesi nella massacrante costruzione, attraverso la giungla, della linea ferroviaria Bangkok-Rangoon. Un reggimento di soldati inglesi viene inviato al campo di prigionia n. 16 con l’incarico di costruire un ponte ferroviario sul fiume Kwai. L’impresa è ardua, il lavoro enorme ed il tempo scarso: tutti, ufficiali e subalterni, dovranno faticare fianco a fianco nella costruzione. La decisione, contraria alla Convenzione di Ginevra, di impiegare anche gli ufficiali per i lavori forzati diviene occasione di duro scontro tra il colonnello inglese Nicholson ed il colonnello Saito, comandante del campo. Militari legati ai propri privilegi di grado, all’orgoglio di razza, alla fedeltà cieca al proprio codice comportamentale, Nicholson e Saito non possono cedere alle richieste della controparte, pena la perdita irrimediabile della faccia. L’impasse, che sta provocando seri ritardi ai lavori, viene risolta da Saito con uno stratagemma che, se pur ne salva l’onore davanti ai propri uomini, di fatto consegna la vittoria morale ai disprezzati prigionieri inglesi. Libero di organizzare i lavori forzati dei suoi uomini, l’orgoglioso Nicholson decide di dare ai giapponesi un’ulteriore prova della superiorità culturale britannica, realizzando un ponte a regola d’arte che rimanga monumento eterno all’opera civilizzatrice europea. I sogni di gloria del colonnello inglese, dimentico del fatto che fuori della piccola enclave del campo divampa una guerra, confliggono con i piani del comando Alleato, che nel ponte non vede altro che un obiettivo militare di strategica importanza. Inizia una duplice corsa contro il tempo: quella di Nicholson e Saito per completare l’opera in tempo per l’inaugurazione e quella degli Alleati per raggiungere e minare il ponte prima che possa essere utilizzato dai nemici.
Colossal in tecnicolor di David Lean, basato sul romanzo francese Le pont de la rivière Kwai, seppur notevolmente rielaborato, il film si impose al grande pubblico e alle giurie non solo per la sue indubbia spettacolarità e la grande bravura dei suoi interpreti, primi tra tutti l’indimenticabile A. Guinness, ma anche per i contenuti, spesso amari, di riflessione sulla guerra. I colonnelli Saito e Nicholson, visti con gli occhi dei loro conterranei, sono due perfetti ufficiali e gentiluomini: educati, di buona cultura, curati nell’aspetto, rispettosi del codice militare e delle proprie regole, incuranti, se non insofferenti, delle norme morali altrui. Troppo uguali sotto un’apparente diversità, inconsapevolmente alleati per un unico scopo pur con fini diversi, Saito e Nicholson non riescono mai né tentano veramente di comprendersi. La loro fine è segnata dall’entrata in scena di un terzo militare di carriera, il capo dei guastatori maggiore Warden, uomo senza scrupoli, dall’eroismo fanatico che sconfina in un vero e proprio amore per la morte, propria o dei nemici. A cotanti esempi di “valore militare??? fa da naturale contrappunto il maggiore americano Shears, sedicente ufficilale, eroe per ricatto, cinico e sprezzante verso ogni ideale, interessato solo alla propria personale sopravvivenza, ma, finalmente, capace di mostrare anche veri sentimenti umani. Con il suo umorismo disincantato e spesso macabro, Shears fuoriesce dallo stereotipo dello yankee eroico e sbruffone (il personaggio fu costruito su misura per l’allora star di Hollywood William Holden) per divenire spesso voce critica del film. Il regista affida tuttavia il compito di pronunciare le ultime battute del film al maggiore medico Clipton, uomo di buon senso, oltre che militare coraggioso, riassumenti mirabilmente in un’unica parola ripetuta tre volte il messaggio fondamentale dell’opera e la posizione di Lean sulla guerra: «Pazzia…pazzia…pazzia». L’orgoglio e il senso dell’onore, se non sorretti dalla misura, rendono ciechi e folli gli uomini, scatenando ed alimentando quella estrema pazzia umana che è la guerra.
di Ilaria Nannini
Note
Il premio Oscar per la miglior sceneggiatura fu dato a Pierre Boulle, in realtà solo autore romanzo Le pont de la rivière Kwai; i due veri sceneggiatori Wilson and Foreman, finiti nelle liste di proscrizione del maccartismo, non furono menzionati neppure nei titoli di coda. Solo nel 1984, quando Wilson era già morto e Foreman vicino alla fine, l'Academy ha riconsegnato il meritato Oscar ai due sceneggiatori.
Vincitore di numerosissimi premi tra cui sette premi oscar come Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore (Alec Guinness) nonché per la sceneggiatura, la colonna sonora, la fotografia ed il montaggio; Sessue Hayakawa, anziano attore del cinema muto giapponese, fu nominato all’Oscar come miglior attore non protagonista.
Il film è contenuto in un cofanetto di due DVD con numerosi ed interessantissimi extra con interviste, spezzoni cinematografici, giochi etc. E’ inoltre possibile vedere il film col solo commento della colonna sonora
di Ilaria Nannini